Covers 324, Margot Robbie – Sunday Telegraph 2015

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Covers 323, Elizabeth Olsen – Flaunt 2008

Covers 322, Catherine Deneuve – Magazyn Filmowy Polonia, 1972

Covers 321, Carol Alt – Skorpio 1989

Covers, 320 – Olga Kurylenko – Ocean Drive 2013

Inarrestabile, Maria Sharapova, Einaudi 2017

L’ho appena vista perdere la semifinale di Roma con la rumena Halep, ma ieri e ieri l’altro era stata capace di vincere due partite da sfavorita. E al Roland Garros, se non avrà un tabellone proibitivo, potrebbe tornare in alto. 

Innamorato di Masha da quando la vidi prima in foto poi in tv, vincere Wimbledon – era il luglio 2004 – non sarei arrivato al punto di acquistare la sua autobiografia, senza due particolari: la foto in copertina e il sottotitolo. Due scelte perfette: “La mia vita fin qui” fa immaginare altri e più meditati bilanci, fra qualche decennio (Bartali ne ha scritte tre, di autobiografie). E di immagini più glamour poteva sceglierne a decine, a centinaia, ma questa è davvero coerente con il titolo («Unstoppable: My Life So Far»).

Chi cercasse confronti con «Open», l’opera attribuita ad Agassi e confezionata dal Pulitzer J. R. Moehringer, sbaglierebbe bersaglio; quello è un capolavoro, questa è solo una bella storia. Comincia con la squalifica per doping dopo gli Australian Open 2016. Masha aveva vinto 5 Slam e si chiedeva se ne avrebbe vinto un altro, il 2016 poteva essere l’ultima stagione. Ma non poteva finire così.

Da più di dieci anni, assume un farmaco che da qualche settimana è entrato nella lista delle sostanze dopanti, anche se non è mai stato provato che migliori le prestazioni. “Serena Williams ha segnato i vertici e i limiti della mia carriera… Affronto tutte le partite contro di lei con trepidazione e rispetto”; anticipa che rivelerà un segreto, qualcosa che forse spiega la natura della loro rivalità.

“Posso esprimerla in termini più raffinati, ma di base la mia motivazione è semplice: voglio battere tutti. Non è solo questione di vincere, ma di non essere sconfitta”. Masha si riconosce una qualità essenziale: la tenacia, la determinazione; “io non mollo”.

Il padre Jurij non amava Gorbacev, gli sembrava debole. La madre Elena era molto più colta del marito, laureata con il massimo dei voti. Vivevano a Gomel, Bielorussia, non lontano da Cernobyl. Elena rimase incinta poco dopo l’esplosione nucleare, i nonni materni la convinsero a trasferirsi da loro, a Niagan, Siberia, vicino al Circolo Polare Artico.

Masha nasce a Niagan il 19 aprile 1987. A due anni, i genitori si trasferiscono a Soci. A quattro, conosce il primo allenatore, Jurij Judkin, lo scopritore di Kafelnikov. Ma “in Russia il tennis era un passatempo per nobili decaduti”. Judkin sceglieva i bambini sulla base di un criterio: la capacità di concentrazione, secondo lui, “per eccellere in ogni campo bisogna essere in grado di reggere una tremenda dose di noia”. Il libro preferito è «Pippi Calzelunghe».

Verso i sei anni, Judkin convince il padre ad andarsene dalla Russia per gestire il talento della figlia…

Covers 319, Eva Green – Elle 2006

Covers 318, Winona Ryder – Rolling Stone 1994

Covers 317, Elke Sommer – Weltbild RFT 1959

Covers 315, Diane Kruger – Styles Francia 2016

Covers 314, Alicia Vikander – Sunday Times 2016

Covers 313, Saoirse Ronan – Time magazine, 2016

Covers 312, Cate Blanchett – Shutterbug Usa, 2016