Dino Fiorini. Chi ha ucciso il terzino del Bologna?, Piero Stabellini, 2009

Sono nato a San Giorgio di Piano, diciotto chilometri a nord di Bologna. Come l’autore di questo libro, che ho trovato su una bancarella dell’usato. Come Fortebraccio (Mario Melloni, 25 novembre 1902), Giulietta Masina (22 febbraio 1921) e Dino Fiorini (15 luglio 1915). Quest’ultimo morì a 29 anni, dopo aver vinto 4 scudetti con la maglia del Bologna, nel corso della guerra civile, la guerra partigiana che seguì la caduta del fascismo e l’occupazione dell’Italia da parte dei nazisti.

La tomba della moglie, Italia Degli Esposti, sta a una decina di metri da quella dei miei nonni, a 20 da quella del mio babbo, che quella donna se la ricordava bene.

È una storia tragica, scrive Matteo Marani nell’introduzione, “avvolta ancora oggi dal mistero e da molti lati oscuri. Uno dei più grandi calciatori del più grande Bologna di sempre ucciso senza prove, senza colpevoli, senza più neppure il suo corpo”. Terzino moderno, potente e veloce, dotato di ottima tecnica, “soltanto la severità dei costumi imposta da Vittorio Pozzo e l’indocile lingua di Fiorini gli negarono il titolo di campione del mondo nel 1938, quando nessun terzino gli era superiore”.

Arpad Weisz lo descrisse così: “Fiorini per sette, otto mesi della stagione è sempre in gran forma. Durante questo periodo non si passa e ne sanno qualche cosa i suoi avversari. Copre i 100 metri in 11 secondi, salta in alto e in lungo come uno specialista e quando spicca il volo per prendere un pallone alto pare di vedere una scultura, talmente meraviglioso e perfetto è il suo stile”.

Dino Fiorini scomparve il 3 settembre 1944 insieme a un altro sangiorgese, Angelo Ferrari, il cui nome sta fra i partigiani di una lapide davanti al municipio. I loro corpi non sono mai stati trovati. Figlio di Cesare e Argentina, quando morì Dino lasciò la moglie Italia (27 anni) e tre figli, Paola (8) e i gemelli Franca e Franco (4). Per due volte, Fiorini si era visto sparare addosso in pieno centro, a Bologna.

Possedeva una bellissima moto Guzzi nera. La sera di sabato 2 settembre indossava l’uniforme della Guardia Nazionale Repubblicana, caricò sulla moto l’amico Angelo Ferrari e da San Giorgio di Piano arrivarono a Bologna; dormirono nell’appartamento di Fiorini e la mattina della domenica partirono verso Monterenzio. Scomparvero nel nulla.

La prima voce che circolò è quella che tuttora riscuote maggiore consenso: Fiorini sarebbe stato catturato e giustiziato da un gruppo di partigiani. Così fosse, che fine ha fatto Ferrari?

Anni dopo, il primo aprile 1949, la moglie si recò dai Carabinieri per denunciare la scomparsa del marito. Disse che Dino le aveva confidato l’intensione di passare con i partigiani, e che insieme a Ferrari avesse un appuntamento con Mario Musolesi, il comandante Lupo; alla moglie aveva anche detto di non preoccuparsi per le voci sulla sua morte, gli avrebbero fatto comodo. Dunque, si cominciò a pensare che ad ucciderlo fossero stati i fascisti, a conoscenza del suo doppio gioco. E questa versione dei fatti ha il pregio di “sistemare” anche la sorte di Ferrari.

Di ipotesi ne uscì una terza: Fiorini sarebbe stato ucciso per gelosia; pare avesse una relazione con una donna di Bologna, e che fosse nato un figlio. Forse la donna aveva marito, forse il marito era una persona potente, forse venne eliminato anche Ferrari per non lasciare testimoni…

Della tragica vicenda di Dino Fiorini ho scritto su Rivincite, ma se avessi letto questo libro, vi avrei dedicato più spazio. Sono passati nove anni dall’uscita di questo libro, ma il mistero è rimasto insondabile.

“Tra i duecento fondatori del partito fascista repubblicano di Bologna c’è Dino Fiorini”, che entra a far parte della Guardia Nazionale; la sua caserma è quella dell’attuale via de’ Bersaglieri (allora via Magarotti), fra Strada Maggiore e San Petronio Vecchio. La città è sottoposta a pesantissimi bombardamenti, Dino fa “sfollare” moglie e figli a San Giorgio di Piano, in via Ivo Pradelli 83.

Stabellini scrive che Fiorini “è presente ad alcuni interrogatori di partigiani catturati dai fascisti, tra cui quello di Irma Bandiera, staffetta partigiana interrogata nella caserma della Guardia Repubblicana di San Giorgio di Piano e poi fucilata nei primi giorni di agosto (1944), nei pressi dell’Arco del Meloncello, dopo essere stata torturata e accecata dai suoi aguzzini”.

È nella primavera del 1949 che si concentrano le indagini sulla scomparsa di Fiorini e Ferrari. Apparve possibile che i due fossero stati uccidi per errore, da sentinelle partigiane che non erano a conoscenza dell’appuntamento con il comandante Lupo; ma questa ipotesi, per quanto improbabile, non poté essere verificata, Lupo era rimasto ucciso alla fine di settembre del ’44. Nessuna indagine specifica venne invece compiuta sull’ipotesi del delitto passionale…

Il valore del volume – formato inusuale, immagino per limitare la spesa – sta nella ricchezza dell’apparato fotografico, in bianco e nero, e nelle riproduzioni di giornali dell’epoca.

Si possono vedere le foto del matrimonio, Fiorini in borghese a Parigi con i compagni di squadra prima di vincere il Trofeo dell’Esposizione nel 1937, la famosissima copertina del Calcio Illustrato in cui Fiorini marca Silvio Piola (era il 4 ottobre 1936).

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