“5”, Ekseption, Philips 1972 – 6

LA PUNTINA SUL VINILE 64.

Impossibile non chiederselo: chissà perché compravo dischi così, cosa ci trovavo, cosa mi passava per la testa negli anni del liceo?

Turbamenti adolescenziali a parte, questo è uno dei due album olandesi della mia discoteca: meno dell’1 per mille… Nella pop music, il ruolo dell’Olanda è stato decisamente significativo che nel calcio.

Negli anni magici di Cruyff e Krol, Rep e Neeskens, i Paesi Bassi esprimevano imitatori di Yes ed EL&P. Rick Van Der Linden era il leader di questa band, incurabilmente afflitta dalla contaminazione tra rock e classica. Come se il rock, da solo, non potesse farcela.

Ne deriva un impasto barocco, imperniato sui virtuosismi tastieristici (Hammond e Mellotron impazzano), funamboliche cavalcate pianistiche con una base ritmica ridotta a semplice sottofondo.

Quinto album, dieci pezzi registrati a Hilversum.
La formazione era composta da otto elementi, tutti con i capelli lunghi o molto lunghi. Oltre al leader, vanno citati Rein van den Broek e Dick Remeline, ai fiati c’erano la tromba e il trombone, il flauto, un paio di sax e persino la spinetta; servivano per eseguire Bach e Beethoven e rimodernare una Sonata di Mozart (A la Turka).
L’affascinanzione per i supergruppi inglesi diventava esplicita in For Example/For Use, scritta a quattro mani da Van Der Linden e Keith Emerson. Ricordo anche Midbar Session, la lunga suite sul lato B.

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