Emil Otto Hoppé. Il segreto svelato

Fra il 21 gennaio e il 3 maggio 2015, il MAST di Bologna espose 190 immagini scattate tra il 1912 e il 1937 nelle realtà industriali di vari Paesi, da Emile Otto Hoppé (1878-1972). Un volumetto accompagnava la mostra, con brevi testi di Urs Stahel e Graham Howe e 25 riproduzioni in bianco e nero.

Emil Otto Hoppé, Shipbuilding, Clydeside, Scotland, 1934

Nato a Monaco di Baviera nel 1878, Hoppé morì in Inghilterra nel 1972. Fra gli anni Dieci e gli anni Quaranta del XX secolo è stato uno dei fotografi più famosi al mondo. Poi, per motivi non semplici da definire, il suo nome è pressoché scomparso, rimosso dalle storie della fotografia: di Hoppé, pochi conoscono addirittura l’esistenza. Questa mostra contribuì a “svelarne il segreto”.

Aveva sviluppato la sua reputazione come ritrattista dell’alta società inglese e di molte personalità europee, tra cui George Bernard Shaw, Ezra Pound, Thomas Eliot, Rudyard Kipling, Giorgio V e la regina Mary, Vita Sackwille-West, Alfred de Rothschild, Filippo Tommaso Marinetti, Albert Einstein, i Balletti Russi… In seguito, si propose come fotografo paesaggista: visitò India, Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti, Unione Sovietica… Fra l’altro, Hoppé volle mettere in luce il fascino e la grandiosità delle industrie, nella consapevolezza che la seconda rivoluzione industriale stesse segnando una nuova era, in cui la natura stessa del lavoro e della produzione mutava profondamente.

Nel suo lavoro fotografico, spicca il senso della composizione fotografica. Fra le immagini più potenti, quelle dei cantieri navali di Liverpool (1928), del Delaware Bridge di Filadelfia (1926), la costruzione di un dirigibile alle Officine Zeppelin (1928), operai al lavoro nelle fabbriche di locomotive Borsig a Berlino (1928). Ci sono immagini di centrali idroelettriche, turbine, cantieri navali, e fabbriche fotografate da fuori, come edifici, esempi di architettura, parte del paesaggio industriale.

Stahel definisce così Hoppé: “moderno e conservatore, idealista, romantico e pragmatico; è artista e uomo d’affari”. Nel suo studio in South Kensington, una casa atelier di ventisette stanze e quattro piani (già residenza del pittore vittoriano John Everett Millais, poi abitata da Francis Bacon) sono passati i più grandi nomi dell’imprenditoria e della politica; la scelta di Cecil Beaton di diventare fotografo si deve alla sua grande ammirazione per i lavori di Hoppé.

A sua volta, Howe ricorda come alla rimozione di Hoppé abbia contribuito la scelta, avvenuta nel 1954, di cedere la sua collezione – circa seimila stampe –alla Mansell Collection; la sua opera rimasta sepolta in quell’archivio londinese, dove era stata catalogata per argomenti, senza indicarne l’autore.

Nelle grandi sale del MAST, venne predisposta una “camera oscura” con videoproiezioni dedicate ai ritratti e ai viaggi che Hoppé ha svolto in giro per il mondo.

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