Tutele crescenti, la migliore prima pagina di oggi

Tutele crescenti - il manifesto 30 ottobre 2014

Inter-Samp, oltre la fotografia degli episodi

Ho una certa età, ma non ricordo due partite consecutive vinte dall’Inter grazie a due calci di rigore. E se quello su Kuzmanovic era giusto fischiarlo – ma la parola “ingenuità” per chi fa fallo su Kuz spalle alla porta, mi sembra riduttiva – è anche vero che se l’avessero fischiato contro l’Inter., molti di noi avrebbero gridato allo scandalo.
Però, ho sbagliato nel tweet di ieri sera. Ho esagerato nella critica, avendo visto solo il secondo tempo, ancora agghiacciato dal miracolo di Handanovic nell’azione che ha preceduto il calcio di rigore.

Icardi 90esimo alla SampGiudicare il calcio è inevitabilmente legato agli episodi. Se Eder segna, il 99% di chi passa da qui chiederebbe la testa di Mazzarri. Invece San Samir toglie il pallone dalla rete, Kuzmanovic si procura un rigore e Icardi – che non sa tenere un pallone, ma in quanto a freddezza e strafottenza non ha rivali – batte Romero. Nemmeno il tempo di esultare, che arrivano il gol di Antonini e il rigore sbagliato da Higuain, si va a dormire contenti e persino la classifica prende un nuovo colore.
Non dimentico chi – commentando su questo blog – ipotizzava rischi di retrocessione dopo la batosta di Firenze. Da allora, i famosi episodi hanno soffiato a favore, la doppia rimonta col Napoli sembra aver aperto una striscia positiva, che dopo Parma e Verona pretenderebbe si stia davanti al Milan, il giorno del derby.

Ma se si vuol andare oltre la fotografia degli episodi, anche ieri sera il gioco dell’Inter mi è parso involuto, faticoso, asfittico, con un solo schema: aprire il campo per l’inserimento di Dodò sull’out sinistro. Oppure, sperare nell’imbucata centrale grazie a un’invenzione di Kovacic (speriamo Hernanes rientri già a Parma, altrimenti la lentezza e prevedibilità della manovra (e gli errori tecnici) diventano pura sonnolenza.
L’Inter del secondo tempo mi è parsa poca cosa. Poteva segnare se Palacio fosse quello dell’anno scorso (il paragone col post-Mondiale di Milito è inquietante), ma che in questo tran-tran senza acuti, Mazzarri non offra almeno un quarto d’ora a Puscas e/o Bonazzoli comincia a sembrarmi indisponente.

Silkwood [id.], Mike NIchols 1983 – [filmTv92] – 8

Silkwood - 1983 - Mike Nichols

La storia di Karen Gay Silkwood, attivista sindacale morta in circostanze misteriose nel 1974, dopo essere rimasta contaminata da sostanze radioattive nell’industria in cui lavorava. Nichols è regista di attori, e il trio composto da Meryl Streep, Cher e Kurt Russell lo asseconda splendidamente. Tante Nominations, nessun Oscar.

Karen sfugge dalla retorica dell’eroina: è piena di difetti, incoerenze, voglia di vivere; restarle accanto si rivela impossibile per Drew, che pure la ama. Nel passato della donna ci sono alcol, droga e fallimenti, il marito ha ottenuto la custodia dei tre figli. Nell’impegno sindacale – in un ambiente maschilista e retrogrado, che rivedremo in North County, con Charlize Theron – Karen trova una ragione di vita. Prima difende l’esistenza del sindacato in fabbrica, poi comincia a raccogliere prove sulle irregolarità nelle norme a protezione della salute. L’accusano di essersi contaminata da sola, per ottenere qualche giorno di permesso…

I titoli di coda riportano: “Le circostanze precise della morte di Karen sono sconosciute. Non è dato sapere se avesse dei documenti con sé, non ne venne ritrovato nessuno – un’autopsia ha rivelato un alto livello di tranquillante Methalqualone e di alcol nel sangue. La polizia dell’Oklahoma registrò la sua morte come incidente automobilistico isolato; un anno dopo l’impianto è stato chiuso”.

Buone notizie: in seguito alle sguaiate intemperanze televisive, i cittadini della Campania si sono risparmiati la Picierno Governatore.

1031, mi ricordo

Mi ricordo quant’è gradevole vincere con un rigore al 90esimo, soprattutto se è di quelli che non sopporteresti ti fosse fischiato contro.

A un punto dalla Zona Champions, giocando male e ringraziando l’arbitro, ma soprattutto l’unico fuoriclasse in rosa: Samir Handanovic

Samir Handanovic

Se qualcuno ha mai visto Bersani così “di sinistra”, come stasera davanti alla Gruber, mi scriva dove e quando. Imbarazzante.

29/31 Sharon Stone – Rolling Stone 1992

Sharon Stone - Rolling Stone 1992

Blucerchiati, ultima spiaggia

Vedi i nomi degli 11 che stasera Mihajlovic manderà in campo, e forse prenderesti Gabbiadini, e forse forse Obiang o De Silvestri, al posto di quelli che può schierare Mazzarri.
Eppure Mihajlovic ha dato un’identità di squadra, che l’Inter si sogna.
Per cui, se non si verificherà un’improvviso risveglio neuromuscolare – la Samp vista con la roma corre il triplo e, udite udite, corre anche senza palla – stasera finirà male.

Aggiungo che se finisse male, sarebbe patetico insistere con Mazzarri; domani sera saremmo sul lato destro della classifica e nel pieno di una crisi di nervi.

Mazzarri

Non me lo auguro, anzi provo a pensare che possa andare diversamente, l’Inter può persino vincerla, questa partita. Dal punto di vista tecnico, Hernanes e Palacio possono risolverla in qualsiasi momento, e prima o poi arriveranno anche i gol dei difensori. Spero di non rivedere i miracoli di Handanovic e che Kovacic punti la porta con meno svolazzi.

Insomma, il risultato e la sorte di Walter Mazzarri non sono scontati, anche se tira un’aria pessima, perché è impossibile sopportare altre partite tremebonde come quelle viste nell’ultimo mese. Quell’indonesiano che ogni giorno incassa insulti, al fischio finale come fa a prendere sonno?

Matteo ci tiene particolarmente ad assicurare che non resterà a Palazzo Chigi oltre il 2023: nel 2024 si libera il posto di capo del Mondo?

Sinceramente, trovo un po’ beffardo che io, la Moretti e la Picierno si dica di appartenere alla sinistra nello stesso sistema solare.

Il maratoneta [Marathon Man], John Schlesinger 1976 – [filmTv91] – 8

Il maratoneta - 1976 - John Schlesinger

Ho appena comprato Gli assassini sono tra noi di Simon Wiesenthal, e vado troppo spesso dal dentista: ecco i motivi per cui ho rivisto questo film per l’ennesima volta.

Oltre alla sublime interpretazione di Laurence Olivier e a quella tanto diversa come stile di Dustin Hoffman, mi piace ricordare che l’idolo a cui si ispira lo studente è Abebe Bikila, che suo padre si suicidò da vittima del maccartismo, che Roy Scheider – appena reduce da Lo squalo – fa una magnifica scena di arti marziali in una stanza d’albergo a Parigi, che Marthe Keller sparge ambiguità e sensualità a scene alterne, che servizi segreti così deviati si erano appena visti nei Tre giorni del condor, che i diamanti che cadono giù dalla grata dell’acquedotto ricordano l’oro o i soldi volati via in capolavori dei decenni passati.

Tratto dall’omonimo romanzo di William Goldman, che firma anche la sceneggiatura. Fra diamanti e nazisti, torture e caveau di banca, è facile immaginare che Spike Lee conosca a memoria questo film (Inside Man sembra il sequel).

1030, mi ricordo

Mi ricordo un tema su cosa vuoi fare da grande, in cui discettai sull’alternativa fra edicolante e capostazione.

Spandau batte Duran, Codino netto sul Mancio, Gassman di misura su Sordi, ed ecco altri due Aut-Aut: Borg vs Mac, Schumacher vs Senna.

Aut-Aut 1-3

28/31 Senta Berger – Eyat 1965

Senta Berger - Eyat 1965

Evelina e l’O(stile) Juventus

Meglio le querele o il semplice disprezzo? QUI

Il quinto elemento [Le cinquième élément], Luc Besson 1997 – [filmTv90] – 5

Il quinto elemento - 1997 - Luc Besson

Rivisto, mi ha confermato l’impressione del tempo: quella di una cacofonia di idee, rutilanti, a volte divertenti, più spesso caotiche e assordanti.
Non ricordavo il prologo in Egitto e molto altro della trama. Mi erano rimasti in mente il corpo e i capelli di Milla Jovovich, le magliette arancioni del culturista-tassista Bruce Willis, l’oscuro pianeta che incombe come Galactus nelle storie dei F4. Da qualche parte nel cervello erano rimaste tracce di Gary Oldman (che a Besson doveva piacere molto: stava già in Léon) e della scena di melodramma con la cantante aliena.

Commedia di fantascienza da fumetti pulp, manca dell’arguzia del Tim Burton di Mars Attack, e dell’epica di Moebius e Bilal, da cui pure il regista ha tratto sicura ispirazione (come da Richard Corben, che dà il nome al personaggio di Willis). Fra gli smaccati riferimenti a Blade Runner, un attore in comune: Brion James. La pazienza con cui ho atteso il finale non mi è parsa ricompensata dallo scioglimento dell’intreccio.

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