Smoke 02 – Evan Rachel Wood

02 Evan Rachel Wood

Se da un mese il migliore è sempre Kuzmanovic, chi ha costruito questa squadra (e rinnovato certi contratti) andrebbe citato per danni.

PRIMO TEMPO

Inter inguardabile, senza idee e senza tecnica, con il nevrotico agonismo dei frustrati che vedono sfrecciare gli avversari: meritava di stare sotto di un paio di gol: nessuno arriva primo sulla palla e siamo al 45’…

Handanovic 7,5 – Nagatomo 4,5 – Ranocchia 4,5 – Juan Jesus 5 – Dodò 5 – Medel 5 – Hernanes 4 – Guarìn 4 – Kuzmanovic 6,5 – Osvaldo 4, 5 – Icardi 4,5 – Campagnaro 5.

SECONDO TEMPO

Il gol di Osvaldo – bravi Dodò e Hernanes, freddo lui – sta in mezzo a 3 occasioni clamorose del Dnipro. Senza Handanovic, stavamo sotto di tre gol… Ranocchia non sarà mai Materazzi, se non nel peggio; Guarìn è irrecuperabile al gioco di squadra; Icardi non sa giocare a calcio; Juan Jesus batterà ogni record mondiale di rigori provocati. E non era solo colpa di Mazzarri.

Handanovic 9 – Nagatomo 4,5 – Ranocchia 3 – Juan Jesus 5 – Dodò 6 – Medel 4,5 – Hernanes 4,5 – Guarìn 4 – Kuzmanovic 6,5 – Osvaldo 6,5 – Icardi 4 – Campagnaro 5,5 – Andreolli 5,5 – Obi 6.

Buon compleanno, Mancio, ma forse hai fatto male a tornare all’Inter. Per favore, imponiti: basta con la terza maglia, imbarazzante non meno di questa squadra.

Finalmente, una bella democrazia senza elettori

Un Parlamento delegittimato dalla sentenza della Corte Costituzionale sul Porcellum.
Una maggioranza che comprende eletti nei due schieramenti alternativi alle ultime elezioni cancella i fondamenti dello Statuto dei lavoratori.
Un Capo dello Stato rieletto, per la prima volta nella storia della Repubblica, in seguito al fallimento della coalizione Italia Bene Comune.
Il terzo primo ministro e il terzo governo in carica senza essere passati dal voto.
Abuso di Decreti legge e continui nuovi record parlamentari sulle mozioni di fiducia imposte dal governo.
Patto del Nazareno e accordi segreti sul nuovo Presidente della Repubblica.
Fittizia soppressione delle Province sostituite da elezioni di secondo grado.
Progetto per eliminare anche l’elezione popolare del Senato, che sarebbe a sua volta eletto da altri eletti.
Progetto per confermare i “nominati” come capilista della futura Camera dei deputati.
Astensione record alle primarie del Pd dell’Emilia-Romagna.
Astensione record al voto per le regionali dell’Emilia-Romagna.
En-plein di istituzioni delegittimate o senza soldi (i Comuni), rapida eutanasia di un intero sistema di rappresentanza: non manca molto a Matteo per teorizzare, rivendicare e concretizzare una dinamica, ladylike, twittante Democrazia Senza Elettori.

Crock, di Bill Rechin e Brant Parker

Un omone si presenta all’arruolamento, il legionario chiede:
“Perché vuoi arruolarti nella Legione?”
“Per sfuggire a un trattamento crudele e inumano”
“Isola del Diavolo, eh?”
“Macché… La mamma mi costringeva a mettere in ordine la stanza”.

CrockParodia della Legione Straniera, una delle strisce comiche più divertenti degli anni Settanta. La striscia è pubblicata in tutto il mondo, distribuita dal King Features Syndacate; in Italia è stata pubblicata su molte riviste, fra cui Linus che ha iniziato a pubblicarla già dal 1976, Alter e Comix. La traduzione è di Nicoletta Pardi.

Una “pattuglia perduta” avanza nel deserto infuocato, quattro uomini allo sbando alla ricerca di un irraggiungibile fortino. Questo scalcagnato fortino è l’avamposto della Legione, abitato da valorosi legionari guidati dal terribile Vermin P. Crock, comandante inflessibile, temutissimo per la sua crudeltà. Fuori dalle mura si aggirano predoni arabi, che puntano a conquistare la roccaforte.
I testi di Rechin sono estremamente incisivi, di solito organizzati in quattro battute. I disegni di Parker sono semplici e caricaturali; l’ambientazione è scarna, bastano una palma sullo sfondo e pochi puntini a delimitare i confini del deserto e trasportarci nell’assolata atmosfera sahariana. Nascosti dietro le dune, si scorgono solo nasi e punte dei fucili. Alcune tavole si chiudono con il “camera-look” (espediente cinematografico che consiste nel rivolgersi direttamente agli spettatori, ricercandone la complicità, guardando direttamente nella cinepresa), inventato da Oliver Hardy. Leggi il resto dell’articolo

Nato il Quattro Luglio [Born on the Fourth of July], Oliver Stone 1989 – [filmTv102] – 7

Nato il Quattro Luglio - 1989 - Oliver Stone

Diciottenne volontario nel corpo dei Marines, divenuto attivista per la pace, Ron Kovic è un simbolo di un decennio a stelle e strisce, quello sfigurato dalla guerra nel Vietnam. Reduce costretto alla sedia a rotelle, ma non è questa menomazione a incrinare il patriottismo di Kovic, molto ben motivato nelle scene di infanzia e adolescenza, all’interno di una famiglia e di una comunità cattoliche e tradizionaliste. A sua volta “reduce” da Il colore dei soldi e Rain Man, Tom Cruise fa decollare la seconda parte della sua carriera.

«O ami l’America o te ne vai» è il mantra del protagonista nei confronti di chi osa criticare il governo e l’esercito. Scoprirà com’è la guerra nel sud-est asiatico e verificherà quant’è difficile il reinserimento nella vita civile. Quando ancora si sente un eroe, vede coetanei bruciare la bandiera. E davanti alla Syracuse University assiste alla violenza della polizia nei confronti degli studenti. Arriverà a contestare Nixon alla convention Repubblicana di Miami 1972.
Oscar a Oliver Stone per la regia e al montaggio. Notevoli Willem Defoe e Tom Sizemore, fra droga, prostitute e mezcal.

Matteo Cuor di Leone: “L’astensione? Non c’entro”. E se c’ero, dormivo…

1059, mi ricordo

Mi ricordo le notti squarciate dallo svuotamento delle campane per la raccolta differenziata del vetro.

Smoke 01 – Catherine Deneuve

01 Catherine Deneuve

Nevada Smith [id.], Henry Hathaway 1966 [filmTv103] – 5

6. Max (Steve McQueen, li.) stellt Jesse Coe (Martin Landau, 4.v.l.).

A parte L’ultimo buscadero, si tratta di una delle rare incursioni di Steve McQueen nel western, ma certo il meglio di sé l’ha dato nelle ambientazioni urbane.
Max è un giovane cowboy; tre balordi torturano e uccidono i genitori, madre indiana e padre bianco, convinti abbiano trovato una vena aurifera. Unico figlio, Max arriva quando è troppo tardi. Con un fucile, un cavallo e otto dollari, parte alla caccia. Ingenuo quanto coraggioso, impreparato e analfabeta, presto si fa rubare fucile e cavallo e morirebbe nel deserto se non venisse aiutato da un mercante d’armi (Brian Keith). Gli insegna a sparare, bere e giocare a carte. La caccia porterà Max a cambiare più volte identità, attraversando l’America in lungo e in largo, dalla California ad Abilene, alle paludi della Louisiana. Più che una trama, una serie di situazioni con cambio di panorama. Il protagonista diventerà scaltro e ritroverà, uno alla volta, i tre assassini. Come potrà conciliare la sua innocenza con il sangue della vendetta?

Curiosità: attori da Oscar (Karl Malden e Martin Landau) interpretano due dei “cattivi”.
Seconda curiosità: dalla versione italiana, sono state tagliate molte delle scene con Raf Vallone.

La maschera di Peter preferita a quella di Bruce, il salato sul dolce, scarto imprevisto fra Pink Floyd e Zeppelin: altri 2 sondaggi on-line

Aut-Aut 28-31-34

L’impudenza di Matteo: Alex Langer nel Pantheon di questo Pd

A proposito del Pantheon del Pd come l’ha declinato Renzi nella lunga risposta a Repubblica.
Ci sono Berlinguer, La Pira, Mandela, Kennedy, Gandhi e altri che non possono difendersi. E va bene: siamo abituati all’appropriazione indebita di personaggi amatissimi.
Ma nel Pantheon ci sta anche Alex Langer, e qui siamo all’impudenza: non ce n’era bisogno (molti non sanno nemmeno chi fosse), ma schifezze come lo Sblocca Italia, Langer non le avrebbe mai accettate.

Due giorni, una notte – Jean-Pierre e Luc Dardenne [25] – 9

Il film dell’anno, per quanto mi riguarda. Una visione necessaria, poetica, accorata, e tuttavia impeccabile nella sua raffinata essenzialità: se qualcuno può dirsi erede di Bresson e Rohmer, sono i Dardenne.
“Ci siamo battuti bene”, dice Sandra al marito (al telefono). Ed è solo questo che conta. Battersi comunque, che si vinca o si perda, è più importante del risultato che si ottiene.

due-giorni-una-notte Leggi il resto dell’articolo

1058, mi ricordo

Mi ricordo candidati a governare questa regione, che non sanno nemmeno con quali altre confina.

Il fumo, una seduzione fuori moda

Ho fumato poco, pochissimo. Solo un paio di estati, da minorenne, per darmi un tono: non mi piaceva molto, costava, non ho faticato a smettere. Ma ho sempre avvertito un implacabile fascino nei gesti intorno alla sigaretta. Soprattutto i gesti femminili. Dev’essere una forma di feticismo, forse instillata dal grande cinema degli anni Quaranta e Cinquanta, quello in bianco e nero, il cui le volute di fumo accentuavano l’espressività di Bogart, e altri grandi attori.
Ho ricordi di quando si poteva fumare ovunque, anche nei cinema. Oggi che – giustamente – si sono imposti tanti divieti e le multinazionali del tabacco – sputtanate in un grande film come Insider – godono della stessa reputazione dei mercanti d’armi, mi pare di ravvisare, tuttavia, una sproporzionata demonizzazione del fumo. È vero, “fumare arreca seri danni alla salute vostra e di chi vi circonda”. Ma non mi pare che vivere in città che sforano 150 giorni all’anno i limiti dell’inquinamento atmosferico abbia finora prodotto conseguenze paragonabili.

Comunque, ho deciso di avviare un nuovo percorso di immagini intorno al binomio “morettine” e fumo. Ogni mattina, un’immagine. Se mi mandate link, vi ringrazio fin d’ora.
Il punto di partenza è un film che amo moltissimo, uscì quasi vent’anni fa, e vi invito a non avere fretta nel guardare cosa accade all’angolo fra la Terza e la Settima strada, Brooklyn, alle otto del mattino.

Aurelio Milani, il secondo a sinistra

Aurelio Milani, il secondo da sinistra

Due paroline su un derby che non ho visto

Sensazioni, non posso esprimere altro. Ho seguito gli ultimi 10’ del primo tempo, dal decimo al ventesimo del secondo, e sono scappato via appena dopo la traversa di El Shaarawy… meno di mezzora, con tanti altri pensieri in testa, e sono fra quelli che al fischio finale hanno tirato un sospiro di sollievo: ricominciare con una sconfitta, avrebbe reso la scalata all’Europa quasi impossibile, ora c’è la Roma, poi comincerà il vero campionato di Mancini.

Rispetto ai “troppi dubbi” della vigilia, mi pare che l’Inter abbia giocato meglio a calcio del Milan, commettendo 3-4 errori che potevano costare carissimi. Mi ha fatto piacere vedere Obi anziché M’Vila per un problema di dinamismo, mentre avrei preferito Vidic a Ranocchia per un problema di personalità, e avrei sacrificato Icardi a 20’ dalla fine per vedere se Osvaldo poteva lasciare il segno. Per il resto, bene così. Cioè: come dice Mazzola, non puoi chiedere a nessun allenatore di costruire gioco con un centrocampo così scadente, le riserve di Juve e Roma sono superiori a Guarìn, Kuz e Obi, e l’involuzione di Kovacic comincia a farsi preoccupante.
Di nomi per il mercato di gennaio se ne sono già letti 200. La mia convinzione è che non serva un attaccante (Bonazzoli e Puscas vanno usati, però), e che un difensore serva solo se serve a compiere un salto di qualità (mi piacerebbe Schar, ma tutti quelli che mi piacciono pare piacciano anche a Mourinho, Wenger, Ancelotti, eccetera).

Servono dannatamente due giocatori in mezzo. Un regista e una mezzala. In via subordinata, può servire un attaccante esterno, purché brevilineo e con un buon tiro da fuori. Non stravedo né per Cerci né per Lavezzi, mi piacerebbero Shaqiri e Lamela (vedi Schar). E vorrei tanto vedere il ragazzino francese, Camara, e capire se Khrin può stare o no in un progetto.

Smaltita la sbornia elettorale, apro due Aut-Aut decisamente intimisti

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