“Se dicessi una parola su Tavecchio da premier, forse Juve Roma e Napoli non potrebbero giocare la Champions League”: cosa avrà voluto dire?

Il gusto per la battuta, a Matteo non gli manca. A me pare ecceda, e sia spesso greve e ripetitivo, Ma so di essere in minoranza: i più lo trovano spiritoso e divertente, prima o poi capirò perché.

Ma che un presidente del consiglio, nonché segretario del primo partito italiano, pensi di cavarsela così – dicendo e non dicendo – sulla vicenda della Federcalcio, mi pare solo una paraculaggine. Da chi, invece, sta sulla sua lunghezza d’onda, mi aspetto l’interpretazione autentica del Renzi Pensiero.

Morettine nei Comics 90: Black Widow by Adi Granov + Psylocke by Milo Manara

Black Widow by Adi Granov + Psylocke by Milo Manara

Emmanuelle, Guido Crepax, 1978

In 130 tavole in bianco e nero, l’iniziazione erotica di Emmanuelle, sullo sfondo di un Oriente carico di atmosfere sognanti. Un contesto che serve a Crepax per comunicare un’idea del sesso giocosa e priva di inibizioni, seguendo una sola logica: il piacere, da dare e ricevere, l’erotismo definito come “culto del piacere liberato da qualsiasi morale”.
Emmanuelle ama Jean, con cui è sposata; è l’unico uomo con cui abbia fatto l’amore; ma già sul volo per Bangkok fa sesso (o sogna di farlo) con due sconosciuti.

All’arrivo nella capitale thailandese, conosce una disinibita tredicenne, poi sperimenta il sesso con altre donne e altri uomini. Nella jungla, conosce gli effetti dell’oppio, perde ogni pudore e diventa sempre più intraprendente.
Crepax segmenta i corpi, innanzitutto quello fulgido della protagonista, in piccole porzioni: seni e glutei, occhi e cosce vengono disegnati a sé stanti. Confondere il piano reale con quello surreale, l’autore fa scaturire un esile filo narrativo in cui non c’è prevalenza fra realtà e immaginazione. Un ruolo cruciale viene svolto da disegni di animali e sculture di varie civiltà, in cui l’incrocio o l’intrico dei corpi allude all’atto sessuale.

Emmanuelle Crepax 1978

Più che una successione ordinata di vignette, è la tavola – divisa in varie figure geometriche come un quadro di Mondrian – a presentarsi come unità significante. È questo lo stile che caratterizza il secondo dei classici dell’erotismo che Crepax decise di affrontare: prima aveva trasposto l’Histoire d’O di Pauline Réage, e all’opera grafica dal romanzo di Emmanuelle Arsan farà seguito la Justine di De Sade.

Spending Review e lotta agli sprechi: verso le dimissioni di #Cottarelli, le bugie di #Matteo hanno le gambe sempre più corte.

I ponti di Toko-Ri (The Bridges at Toko-Ri)– Mark Robson 1955 – [tv56] – 5

I ponti di Toko-Ri - Mark Robson

Oscar alla Paramount per gli effetti speciali (le scene di battaglia aerea e le riprese di atterraggi sulla portaerei sono splendide), tratto dall’omonimo romanzo di James Michener, campione di vendite un paio d’anni prima, è un film bellico che ripropone la coppia Grace Kelly / William Holden, dopo l’Oscar vinto dall’attrice con «La ragazza di campagna. C’è anche Mickey Rooney, in un ruolo sopra le righe, mentre Fredric March incarna un comandante discretamente traumatizzato.

Holden è un pilota coraggioso (avvocato di successo, l’hanno richiamato alle armi per motivi non specificati), Grace è la moglie innamorata (figlia di senatore, il che rende il richiamo del marito ancor più assurdo). Prima di una missione assai pericolosa – bombardare i ponti del titolo – la coppia (con le due figlie) si ritrova per otto giorni a Tokyo. Mezzo film è pura propaganda sulla necessità di combattere in Corea, con grotteschi eccessi di cameratismo, ma il finale lascia l’amaro in bocca.

940, mi ricordo

Mi ricordo un amico di due anni più grande chiamato Moreno, e un’amica di due anni più piccola chiamata Morena.

Morettine nei Comics 89: Sue Storm by Jelena Djurdevic + Lara Croft by Andy Park

Sue Storm by Jelena Djurdevic + Lara Croft by Andy Park

#l’Unità chiude per novecentonovantanove motivi vecchi e affrontabili e un millesimo nuovo e decisivo: #Matteo non sa che farsene.

Arriverà Osvaldo, se non spendi non puoi pretendere altro

Sono passati più di sei anni dal giorno in cui poteva cambiare la carriera di Daniel Pablo Osvaldo. Era il 20 maggio 2008.
Quel giorno, mentre Ibra (e Balotelli) regalavano uno scudetto all’Inter sotto il nubifragio di Parma, la Fiorentina allenata da Prandelli completava una splendida rimonta e battendo il Torino con uno strepitoso gol in rovesciata di Osvaldo, conquistava la Zona Champions, ai danni del Milan.
Osvaldo wikiMa già nel gennaio 2009, i Viola lo cedono al Bologna (non proprio un passo avanti). Resta a Bologna per l’intro anno solare, con un rendimento disperante, e nel gennaio 2010 viene scaricato all’Espanyol, dove disputa le stagioni migliori della sua carriera.

Il ritorno in Italia, alla Roma – per 15 milioni di euro – avviene quando Osvaldo ha 25 anni e mezzo, e non si può dire faccia male (28 gol in 57 partite, coppe incluse), ma accanto a Totti non riesce a compiere il salto di qualità.
Di qui la cessione al Southampton, il fallimento in Premier, il prestito con diritto di riscatto alla Juve (3 gol in 18 partite, di cui solo uno in campionato: alla Roma, all’ultimo minuto), la convocazione per i Mondiali che sfuma, il mesto rientro in patria e l’ovvia rottura con i Saints, che ora sono costretti a cederlo.
Dubito possa giocare insieme a Icardi. Immagino sia un altro prestito con diritto di riscatto, che non verrà esercitato. Ma in questa stagione, in cui scavallerà i 29 anni, Osvaldo può fare una dozzina di gol su azione e per una società che non ha soldi da investire, temo non ci sia niente di meglio.

Coppi, Mario Fossati

Il Tour del 1952, ventitré tappe, quasi cinquemila chilometri, è forse l’apice della carriera di Fostò, il Campionissimo. Inviato della Gazzetta dello Sport, Fossati racconta il trionfo e il dietro le quinte, la corsa vista dalla motocicletta, il dopocorsa negli alberghi e nelle trattorie, costruendo un’epica priva di ogni pesantezza retorica. Il volume è arricchito da un sedicesimo di splendide foto in bianco e nero. Ripubblicato da Il Saggiatore, Questo è l’unico libro che ha scritto, nel 1977, venticinque anni dopo l’essere stato testimone degli eventi (aveva 28 anni).

CoppiIl patron della Grande Boucle è Jacques Goddet, nel ’52 la corsa si disputa per squadre nazionali, con l’evidente riverbero patriottico di un dopoguerra. Coppi trionferà al Parc del Princes con distacchi abissali: 28’17” su Ockers, 34’38” su Ruiz, 35’25” su Bartali e 38’25” su Robic. Guidata da Alfredo Binda, la nazionale italiana era composta da Coppi, Bartali, Magni, Baroni, Bresci, Carrea, Corrieri, Crippa, Franchi, Martini, Milano e Pezzi.

Alla partenza da Brest, dodici italiani, dodici francesi, dodici belgi, otto spagnoli, otto svizzeri, quarantotto francesi “regionali” e quattordici di varie nazionalità. “Il cielo palpitava di nubi grigie. Brest, che la guerra aveva, sette anni prima, ridotto a un pollice di cemento, era l’esempio del fervore ricostruttivo francese”.
“Credo che Binda apprezzasse in me l’abitudine di non rendere note le verità non richieste, e che, per questo, mi facesse depositario di alcuni segreti”.

In una lunga cronometro, “anche una bava di vento [è] alla fine fastidiosa quanto una mano posata su una spalla”: vince Coppi. All’epoca, poteva capitare che un gregario entrato in una fuga conquistasse la maglia gialla senza accorgersene: accade a Sandro Carrea, che è già in albergo quando viene prelevato dall’organizzazione e portato sul palco delle premiazioni. È il 3 luglio. Il 4 luglio, il Tour affronta l’Alpe d’Huez. Leggi il resto dell’articolo

939, mi ricordo

Mi ricordo il negozio di animali sul viale di circonvallazione, la volta che fuggì un’iguana.

#Matteo basta insulti alla logica: se sono gli altri quelli “attaccanti alla poltrona”, perché il Pd vota contro l’abolizione del Senato?

niente abolizione del Senato

Morettine nei Comics 88: Batgirl by Lee Garbett + Black Canary by Marcos Martin

Batgirl by Lee Garbett + Black Canary by Marcos Martin

“Caro Renzi, avevano ragione i gufi”: Emiliano Brancaccio intervistato da l’Espresso

Professore, Matteo Renzi ha detto ad Alain Friedman: «Che la crescita sia 0,4 o 0,8 o 1,5% non cambia niente dal punto di vista della vita quotidiana delle persone». È così?
«Il livello di approssimazione di certe dichiarazioni è sorprendente. Questi temi non andrebbero affrontati in modo così superficiale. Quelle cifre fanno la differenza tra un’economia che vede crescere l’occupazione e un’economia che continua a distruggere posti di lavoro, e in prospettiva possono fare la differenza tra uno Stato solvibile e uno Stato in bancarotta».

Renzi, presentando il Def, aveva detto di aver abbassato «prudenzialmente» la previsione rispetto a quella fatta dal governo Letta. Il premier si era poi detto certo, però, che sarebbe stata più alta. In un’intervista all’Espresso di qualche mese fa lei manifestò un parere opposto. E così è stato. Cosa non ha funzionato?
«A quanto pare, quelli che il nostro premier chiama “gufi” hanno avuto ragione, ancora una volta. Sono ormai più di tre anni che il governo, e la stessa Commissione europea, nel prevedere l’andamento del Pil peccano sistematicamente di ottimismo. Lo fece Monti, l’ha fatto Letta e ora lo fa Renzi. La realtà è che, se ci va bene, quest’anno ci troveremo con crescita zero».

il testo integrale, segue Leggi il resto dell’articolo

Borsino del nuovo attaccante che vestirà il nerazzurro (cioè righine azzurre su sfondo nero)

10 attaccanti

Tavecchio impresentabile, Albertini reticente furbacchione, serve un intervento del Coni

Tardo pomeriggio di ieri: mi chiama un amico che coordina il progetto “W il Calcio” e mi chiede di firmare l’appello che segue. Lo faccio volentieri. Però gli dico che tutto vorrei, tranne che passare per un sostenitore di Albertini.
Ecco l’appello, intanto:

“Questo pomeriggio W il Calcio ha portato un cesto di banane per il signor Tavecchio presso la Federazione Italiana Giuoco Calcio, a Roma. Nel biglietto c’è scritto «Da parte di Opti Poba, No Racism, W il calcio». Le ragioni di questa scelta ci sembrano tanto ovvie da non meritare nessun commento. Lo scopo della nostra azione è quello di contribuire ad allargare il più possibile l’indignazione di chi ama il gioco del calcio ed è stufo di vederlo trascinato nella polvere. In queste partite la palla non la giochiamo noi, non ne abbiamo né l’ambizione né il fisico, tocca ad altri questo compito. Nel frattempo, possiamo però manifestare la nostra riprovazione per quanto accaduto ed auspicare che una pioggia di banane reali e/o virtuali inondi la Federazione”. Segue l’indirizzo email a cui spedire messaggi contro il razzismo: press@figc.it

Non dimentico che Tavecchio – che di battute così ne avrà fate centinaia, ma solo da due settimane facciamo caso a quel che dice – ha parlato di “Opti Poba” di “banane” nel quadro di un ragionamento serio: ha paragonato i limiti di accesso agli stranieri stabiliti dalla Premier League con l’eccessivo liberalismo italiano. E sulla sostanza sono d’accordo con lui (e non ho sentito Albertini dire che ne pensa).

Dopo di che, è autolesionista che il calcio italiano possa farsi rappresentare da un personaggio che pare non rendersi conto di quel che dice. Non che abbia tutta questa fiducia nel Coni, ma a questo punto deve far sentire la sua voce e commissariare la Federcalcio.

938, mi ricordo

Mi ricordo la vecchia vasca da bagno, distrutta a mazzate.

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