“Da cinque giorni ho in tasca una tessera del Pd totalmente falsa. Non è stato poi troppo difficile ottenerla”: Flavia Amabile, La Stampa

Cambiare verso, a volte, significa finire dritti nel fosso. Rottamare il vecchio senza costruire il nuovo. Anzi, costruire un nuovo così vecchio, che si fa facilmente sputtanare dal giornale dell’amico Marchionne…

Da cinque giorni ho in tasca una tessera del Pd totalmente falsa. Non è stato poi troppo difficile ottenerla, mi è bastato dare il primo nome che mi è venuto in mente. Nessuno mi ha chiesto né una carta d’identità né una patente. Mi è stato specificato che anche il codice fiscale non è importante: conta solo versare i 20 euro necessari.
Vuol dire che due anni sono stati presi e buttati via. Era l’aprile del 2013 quando esplosero le polemiche intorno alle primarie per il sindaco di Roma con le file di rom fuori dai seggi denunciate da Cristiana Alicata – allora dirigente del partito nel Lazio – e ignorate. E poi lo scandalo delle tessere gonfiate, le rivelazioni dell’inchiesta Mafia Capitale e il commissariamento.
Tutto questo non sembra aver ancora insegnato nulla al Pd romano. Leggi il resto dell’articolo

1084, mi ricordo

Mi ricordo Londra a vent’anni, l’esperienza assai gratificante della lavanderia a gettoni.

Smoke 26, Julie Christie

Julie Christie

Mancio (con sciarpa) corregge se stesso, Kovacic inventa, Palacio si sblocca, una partita strapersa finisce in forcing e bocca amara.

Mancio

Lezione rovinosa dalla Lazio, ma il primo a sbagliare è stato Mancini

Farsi prendere a pallate dalla Lazio, in casa, in una partita che devi vincere e nella quale arrivi sempre secondo sui palloni e ti fai pure menare da avversari ben più aggressivi e vitali: il primo tempo è questo, immaginare un capovolgimento nella ripresa, pura illusione.
Non trovo un motivo sensato per rinunciare a Medel, quando hai una difesa di tale lentezza, Mancini gioca male le sue carte e spezza la squadra in due.

Sufficienti: Juan Jesus
Insufficienti: Icardi, Handanovic, Kuzmanovic, Ranocchia, Kovacic
Imbarazzanti: Nagatomo, D’Ambrosio, Palacio
Corpi estranei: Guarìn e Dodò.

Inter Nos. 23 storie in nero e azzurro, Edizioni Curcu & Genovese, 2011

Mai come in questo caso vale l’espressione “a tema libero”. Stili diversi, epoche diverse, assai diverso anche il ruolo dell’Inter all’interno di queste 23 storie: un ruolo, di volta in volta, centrale o marginale, con i narratori che mettono a fuoco momenti storici ed episodi minori. Ne deriva una raccolta strana, di autobiografie e fantasie; non sono nemmeno tutti tifosi interisti, e spesso le montagne dolomitiche fanno ombra all’erba calpestata dai calciatori.

Inter Nos 23 copFra i miei preferiti, gli omaggi all’Osvaldo (uno degli allenatori dell’Inter a cui sono più affezionato), ad Alessandro Bianchi (grande attore non protagonista con l’interpretazione da Oscar nel 3-0 all’Aston Villa, 7 novembre 1990), a Claudio Ambu (uscito dal vivaio e protagonista di due stagioni, la prima con scudetto, nell’Inter del “sergente di ferro”, ma che il meglio l’ha dato ad Ascoli e nella provincia profonda), a Enrico Cucchi figlio di Piero (la vicenda più commovente di questa raccolta): gli autori sono Giulio Giusti, Fabio Benaglia, Emiliano Fabbri e Gianni Rossi. Decisamente rabbiosa, la gioia del recluso in collegio, quando scopre, il 25 maggio ’67, che le maglie del Celtic Glasgow sono a strisce orizzontali come quelle dell’amata Pro Patria (Alberto Brambilla). Gino Cervi propone un delicato, lirico affresco storico sull’estate del ’39, dove si incrociano Peppìn Meazza, la prostituta Lucy e un poeta-avvocato, fra case chiuse, partite dell’Ambrosiana e della Nazionale, e quel piede sinistro del campione, che si sta ghiacciando. Intenso il racconto sull’hooligan dei Glasgow Rangers che per una delusione amorosa rischia la vita nella notte gelida in prossimità del rifugio Auronzo (Stefano Fragonese). Originale lo spunto di Claudio Gavioli, che immagina un calciatore simile a Balotelli e Mutu, che vede tracollare la sua carriera per un controllo antidoping e scopre una sconfinata affinità con Johnny Cash. Carlo Martinelli confeziona un garbato triangolo dei sentimenti, che poggia sulle figure di Roberto Anzolin, Sergio Endrigo e Giacinto Facchetti. Francesco Parigi ricorda quella volta che l’Inter evitò di mandare in Serie B la Fiorentina. Impossibile non immedesimarsi in Renzo Gherardi, isolato in montagna, senza sapere cosa stia facendo l’Inter di Mourinho costretta a vincere a Siena (lo scoprirà disceso a valle, ad Andalo, vedendo bandiere nerazzurre sventolanti dalle auto). Infine, non posso fare a meno di pensare che l’acrobazia di Bonimba, la sua celeberrima rovesciata contro il Foggia scelta da Jvan Sica, possa funzionare al tempo stesso come spiegazione scientifica della forma del fulmine, e come spiegazione poetica del “presidio di affabulazione sportiva” che brerariamente ha scelto di chiamarsi em bycicleta, da cui nasce un libro come questo.

Downton Abbey, appunti sulla prima serie

https://docs.google.com/file/d/0B4-9aWtpW43-T1pCNU0xMHloWTQ/edit

Downton 18 volti

1083, mi ricordo

Mi ricordo l’impaziente, faticoso perfezionamento per far sì che gli aeroplani di carta restassero in aria almeno un paio di secondi.

Smoke 25, Lena Headey

Lena Headey

Fra tanti omissis del Patto del Nazareno forse ci sta anche la garanzia che il Milan vada in Champions League.

#Matteo fra Vespa, Clerici e bambini plaudenti: chissà che un po’ di gastrite non cominci a colpire anche i miei amici ultras renziani

Il programma non l’ho visto, da anni evito accuratamente l’horror. Ma ho letto con curiosità Filippo Ceccarelli su “Repubblica”, giornale più che amico del premier, eppure costretto a fargli notare che sta esagerando.
Titolo sdolcinato – Il mondo da amare – Rai 1 offre a #Matteo una platea di bambini per farsi intervistare. Scrive il disgustato Ceccarelli: “Se si trattava di un distillato di tele-renzismo, beh, occorre ammettere che il berlusconismo non è passato invano. Dietro l’apparente novità, l’evoluzione della più vieta pratica di consenso a buon mercato. Un gioco molto adulto e anche potenzialmente totalitario, ma camuffato e virato sul sentimento, l’intrattenimento, le coccoline da predazione”.

Renzi fra Vespa e Clerici

Il giornalista arriva a una conclusione lapidaria, che meriterebbe almeno il commento di uno degli ultras renziani che passano di qui: “La forza ricattatoria dei bambini, l’infanzia giocata come risorsa di attenzione e di interesse, sono armi improprie, e chi ha creduto in Renzi sperava che fosse diverso da quelli che l’hanno preceduto, invece ieri pareva fin troppo a suo agio. Ma il copione era anch’esso fin troppo semplice per nascondere l’obiettivo reale di quella scena così stucchevole, così priva di umanità autentica”.
Alla splendida invettiva di Ceccarelli mana solo una parola: non può concedersela, visto dove scrive, ma io la aggiungo senza remore: “regime”.

Ceccarelli integrale, segue. Leggi il resto dell’articolo

Il sogno del maratoneta, Giuseppe Pederiali, 2007

Gli piace correre, al garzone del pasticcere di Carpi: una volta che i treni non partono, di corsa va a consegnare una lettera a Reggio Emilia; un’altra, insegue un famoso podista che sta gareggiando, e tiene il suo passo nonostante abbia una cesta di torte da consegnare. E c’è chi ricorda quella volta che corse più veloce di un cavallo al trotto.
Pederiali copNato a Villa Mandrio, frazione di Correggio, il 16 ottobre 1885 e cresciuto a Carpi, Dorando Pietri arriverà alla Maratona di Londra del 1908 tutt’altro che sconosciuto. Da quattro anni si allena, corre e vive di questo, ha vinto a Parigi nel 1905, era in testa ad Atene nel 1906, si è mostrato capace di resistere sulla più lunga distanza della corsa. Prima di scegliere con determinazione questa specialità, per i colori della Società Ginnastica La Patria, è stato attratto dal ciclismo, che gli pareva più promettente in termini economici; ma presto si è reso conto che la rottura della catena può vanificare tutti i suoi sforzi.
Lettura edificante. Oserei dire compiacente. Con l’apparizione di personaggi leggendari: Arthur Conan Doyle, Joe Petrosino, Alberto Braglia, il ginnasta campione olimpico, Augusto Murri, il medico la cui famiglia fu coinvolta nel più grande scandalo dei primi del Novecento. Leggi il resto dell’articolo

1082, mi ricordo

Mi ricordo l’etichetta bonaria e tranciante che veniva appiccicata a certuni, alla Casa del Popolo: “avvocato delle cause perse”.

Smoke 24, Penelope Cruz

Penelope Cruz

Downton Abbey, prima serie (7, fine)

Mentre a Downton Abbey viene installato il telefono, pochi mesi dopo la luce elettrica, a Londra Ann indaga sul passato di Bates. Scopre l’esistenza di una moglie e di una madre; ed è la madre a dirle che Bates si accusò di un furto commesso dalla moglie. Ann si trova a Londra per accompagnare la cuoca, la signora Patmore, che deve operarsi agli occhi.

Sentendo il terreno franargli sotto i piedi, Thomas decide di entrare nell’esercito. Gesto opportunista, che gli evita il licenziamento (con grande sollievo del Lord e di Carson), e che sottolinea come gran parte della servitù di Downton Abbey appaia ancorata a codici di comportamento persino più immutabili di quelli dei padroni. Allo scoppio della Grande Guerra, i servitori sembrano essere più impreparati, spiazzati dei nobili. Fanno eccezione Thomas e Gwen, gli unici a non temere i cambiamenti che incombono.
Gwen e la signorina O'Brien

Un equivoco (è Violet, non Cora, a cercare una nuova cameriera) fa ritenere alla O’Brien che sta per essere licenziata.

Durante un magnifico, luminoso, assolato “garden party”, mentre la contessa si riprende dal trauma, il conte riceve un telegramma: annuncia l’entrata in guerra contro la Germania.

Pellerossa, guardie e vino prevalgono su cowboys, ladri e birra, ma almeno in un caso l’Aut-Aut era un po’ equivoco. Ne apro altri 2.

Aut-Aut 23-25-43

Cattiva educazione, incapacità di concentrazione, difficoltà a gestire la noia, smartphone e telecomando: note da una serata a teatro

Non sono un assiduo frequentatore di teatri. È una delle dimensioni in cui la mia ignoranza è più evidente. E se sei ignorante – so di cosa parlo – vieni invariabilmente respinto da qualsiasi cosa ti richieda un po’ di sforzo.
Qualche settimana fa, mia moglie è andata a teatro a vedere Clôture de l’amour, di Pascal Rambert con Anna Della Rosa e Luca Lazzareschi. Io non c’ero, per il motivo di cui sopra. Lo spettacolo le è piaciuto, ma l’aspetto più interessante di quella serata è stato il pubblico. E mi riconosco nella frustrazione che ha descritto, perché la avverto ripetutamente – persino nei cineclub – e ne derivo un fastidio verso la cultura di massa, il suffragio universale e un paio di secoli di conquiste democratiche…

Peccato che un paio di persone siano arrivate con un quarto d’ora di ritardo e le maschere non le abbiano bloccate. Mi chiedo che cos’abbia in testa la gente, come possa non rendersi conto che disturba chi è già lì e chi recita, in una sala da 150 posti, con un’ottima acustica pur senza amplificazione dove si sente ogni respiro. Penso che fino a quando sarà concesso entrare a spettacolo iniziato (a teatro come al cinema, del resto se c’è fila per comprare i popcorn…), dovremo subire i comportamenti maleducati di molti, si è legalizzato un comportamento irrispettoso.
Peccato che le ragazze accanto a noi abbiano chattato tutto il tempo.

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