NICOLE KIDMAN. Giornalisti al cinema 89: DA MORIRE. 1995, Gus Van Sant
20 maggio 2013 Lascia un commento
pensierini sull'Inter, la Sinistra, Bologna, musica, cinema, viaggi e letteratura
20 maggio 2013 4 commenti
Dal 6 febbraio – infortunio di Milito – ho capito che sarebbe finita male, in un paio di situazioni sono tornato a illudermi, ma questa squadra e questo allenatore – e prima ancora questa società – meritano il nono posto e non possono invocare la sfortuna.
Se Moratti è capace di valutare le persone, solleverà Stramaccioni da un incarico per il quale non è al momento preparato.
Per allenare l’Inter servono qualità che Andrea Stramaccioni oggi non possiede.
Ma l’intensità del rapporto costruito con il giovane allenatore non va dissipata con un licenziamento: Stramaccioni va messo a studiare e responsabilizzato in modo diverso, copiando quanto fece Berlusconi con Fabio Capello.
Fra 2-3 anni, Stramaccioni sarà un buon allenatore, intanto può acquisire altre competenze che servono nel calcio professionistico, e non avrei dubbi nell’assegnargli responsabilità gestionali delicate, perché si tratta di una persona intelligente, in grado di risolvere problemi diversi da quelli che deve affrontare un allenatore della prima squadra.
Stramaccioni potrebbe studiare da manager, da dirigente sportivo, e avere qualche ruolo nella comunicazione societaria – attività per la quale ha già mostrato di saperci fare, venendo lasciato solo a commentare disfatte in serie…
In panchina, serve qualcuno con la personalità necessaria a stilare una lista di proscrizione.
Per facilitare l’esonero di Roberto Mancini sono stati usati mezzi squallidi – il famoso “sarto” – e non ho idea sugli strascichi delle vicende di sei estati fa. Ma se fosse possibile, non avrei dubbi a puntare di nuovo sul Mancio. Era già bravo 5 anni fa, è ancora cresciuto al City, conosce il calcio italiano e sarebbe mosso da una potente voglia di rivincita.
Non mi dispiace Walter Mazzarri, che dal suo gruppo ottiene sempre il massimo, e dispone di doti polemiche di cui l’Inter ha assolutamente bisogno: ho qualche dubbio sul fatto che si posa vincere lo scudetto, ma oggi questo è un obiettivo irrealistico, va avviato un progetto triennale, e Mazzarri è una garanzia, ha sempre mostrato di saper costruire e migliorare. Certo, chiunque siederà in panchina, le macerie da cui ripartire sono tante e difficili da smaltire.
20 maggio 2013 Lascia un commento
Elencando alcuni fra gli ospiti della festa in casa Gatsby, Nick cita Benny Mc Clenahan, che “arrivava sempre con quattro ragazze. Non erano mai le stesse, anagraficamente parlando, ma erano così identiche le une alle altre che era inevitabile credere di averle già viste”.
Una mattina, Gatsby passa a prendere Nick con la sua fiammante automobile “color crema, lucente di cromatura”. Mentre sta al volante, Gatsby gli racconta la vera storia della sua vita, il suo vero nome, James Gatz, e allude a una “cosa triste”; vuole da lui un “grande favore”, ma sarà Jordan a rivelarglielo.
Al ristorante, Gatsby e Nick mangiano col signor Wolfsheim, uno strano tipo che Gatsby dirà essere colui “che ha alterato la serie delle partite nel campionato mondiale di baseball nel 1919”. E Nick capisce che Gatsby non ha nessuna voglia di incontrare Tom Buchanan.
È Jordan a spiegare a Nick che Gatsby era il corteggiatore di Daisy, cinque anni prima. Erano tanto innamorati, ma lui partì per la guerra, e un anno dopo Daisy accettò la proposta di matrimonio di Tom. All’ultimo momento, Daisy stava per far saltare la cerimonia, si ubriacò e fu spinta a forza. Però, al ritorno dal viaggio di nozze (una crociera di tre mesi nei mari del sud) “mi parve che mai donna al mondo fosse stata così pazza di suo marito”. Poche settimane dopo, Tom venne coinvolto in uno scandalo con una cameriera. Solo adesso Daisy aveva saputo della ricomparsa di Gatsby.
“Gatsby ha comprato quella casa in modo da avere Daisy proprio dall’altra parte della baia … Vuol sapere se non ti dispiace invitare Daisy in casa tua un pomeriggio, e poi far venire anche lui”.
Aggiunge Jordan: “Ha letto per anni e anni un giornale di Chicago solo per la speranza di vedervi citato il nome di Daisy”.
Alle due di notte, la grande casa è tutta illuminata; sembrava in fiamme. Gatsby vuol sapere da Nick se inviterà Daisy.
20 maggio 2013 Lascia un commento
Mi ricordo la Carmen e l’anno dopo il Nabucco sui durissimi gradoni dell’Arena di Verona.
19 maggio 2013 18 commenti
Il rigore regalato al Milan, ormai naufragato a Siena, segna un nuovo capitolo nella microstoria d’Italia di questa penoso ventennio.
L’attuale presidente del consiglio è milanista.
L’attuale direttore del Corriere è milanista.
Una quantità di milanisti – innanzitutto quelli di sinistra – era e resterà incapace di guardare in faccia la realtà: tutto quel che tocca Berlusconi distorce il libero mercato.
Da più di trent’anni funziona così, da quasi vent’anni è sancito dal peso politico dell’Uomo più ricco d’Italia.
Quello che non arrivo a capire è come si possa festeggiare in buona fede.
Possibile che non si veda la pesante distorsione – l’autentica illegalità – che ha consentito al Milan di raccogliere un numero spropositato di rigori a favore (metà dei quali discutibili), uno più decisivo dell’altro, scippando alla Fiorentina soldi (20 milioni di euro) e reputazione.
Calciopoli è stata delinquenza comune, stasera siamo di fronte a una truffa di natura diversa. Uf esempoio di come funziona l’Italia, di come funziona il Sistema…
19 maggio 2013 4 commenti
Visto Federer travolto da Nadal, con una piccola ribellione a partita compromessa, mentre il mio umore scivolava giù giù, ho preso il telecomando, spingendo tasti a caso.
Ho trovato i calci di rigore di Istanbul.
Volti quasi dimenticati – Smicer, Riise, Hamann – un Rafa Benitez ancora quasi magro, Serginho che sparacchia sopra la traversa, Pirlo e Sheva che si fanno irridere da Dudek, Gerrard che solleva la Coppa in un tripuidio di rosso…
Vedemmo la partita a casa di un amico, eravamo una dozzina. Un paio tifavano Milan, i più speravano nel miracolo dei Red Devils.
Speranza vana, a fine primo tempo, sul 3-0 per il Milan: ricordo che dissi qualcosa sulla disarmante pochezza del Liverpool, che non aveva mai tirato in porta e del resto schierava Baros e Cissé in attacco…
Poi ci furono i “17 minuti di follia” – così li definì Altafini nel commento appena visto -, un paio di parate inverosimili di Dudek, i famosi rigori, e l’amico interista che avevo portato con me, al momento dei saluti disse al padrone di casa (tifoso del Cagliari), che lo ringraziava infinitamente per quella serata indimenticabile.
19 maggio 2013 Lascia un commento
Le vicende raccontate nel romanzo sono ambientate nell’estate del 1922, due anni prima era stato approvato il XVIII emendamento, innescando il Proibizionismo, il divieto di vendere, produrre e importare bevande alcoliche.
Siamo in piena Età del jazz, nei Roaring Twenties, i “ruggenti Anni Venti”, un’epoca di impetuoso sviluppo industriale. Fitzgerald sembra cogliere in anticipo il senso di fine di un’epoca, la perdita di illusioni di una generazione, proprio mentre quell’epoca sfolgorava di luci e nessuno pensava che il benessere potesse bruscamente finire.
Nick Carraway – la voce narrante – si è trasferito vicino a New York per lavorare in Borsa. Abita in una piccola casa a Long Island, accanto al magnifico palazzo edificato da Jay Gatsby, un uomo ricco quanto misterioso, celebre per le sue magnifiche feste, ogni sabato sera.
Le leggende sull’origine della ricchezza di Gatsby si colorano di tinte fosche (omicidi, spionaggio, eredità misteriose), ma nessuno sa davvero chi sia e da dove provenga.
Fitzgerald scrive che, nel corso della festa, mentre Nick gira fra le stanze del palazzo, a un tratto, un coetaneo attira la sua attenzione; le loro facce si erano già incrociate, sul fronte francese, nel 1918.
È Gatsby. “Sorrise con un’aria comprensiva, molto più che comprensiva. Era uno di quei sorrisi rari, dotati di un eterno incoraggiamento, che si incontrano quattro o cinque volte nella vita”.
Fin da principio, Gatsby chiama Nick “vecchio mio”. Più tardi, rimane a parlare a lungo con Jordan Baker. Nell’andarsene, Nick vede quanto sono ubriachi alcuni partecipanti alla festa.
“Perdetti un po’ di vista Jordan Baker; poi, verso la metà dell’estate, la ritrovai. Dapprima fui lusingato di andare in giro con lei perché era una campionessa di golf e tutti la conoscevano. Poi vi fu qualcosa di più. Non ero proprio innamorato, ma provavo una specie di tenera curiosità”.
Jordan riservava al mondo “una faccia altera e annoiata”, “evitava per istinto gli uomini intelligenti e scaltri” ed era “incurabilmente disonesta”. La reciproca attrazione è evidente;. Nick sa di conservare un debole legame sentimentale con una ragazza del suo paese, e scrive una lettera per troncarlo: “Ciascuno si sospetta dotato di almeno una delle virtù cardinali, ed ecco la mia: sono una delle poche persone oneste che io abbia mai conosciute”.
19 maggio 2013 Lascia un commento
Ne avevo già scritto prima del quinto atto dei Quarti di finale, dove tutte e 4 le partite sono state vinte (spesso stravinte) dai padroni di casa.
Il bilancio ora recita 17-3, pari all’85%.
Lo scenario nettamente più probabile è quello di vedere tutte e 4 le prime della regular season in semifinale.
Mi ricorda il tennis femminile – dove le teste di serie vincono quasi sempre – e soprattuto la vecchia Serie C di calcio, che su 9-10 partite vedeva 6-7 vittorie casalinghe, un paio di X e ogni tanto una vittoria esterna, salutata come un evento. Quella Serie C, alla fine l’hanno cancellata.
19 maggio 2013 4 commenti
Mi ricordo che me andai sullo 0-2, non avevo il cellulare e solo a casa venni a sapere della doppietta di Seedorf.
18 maggio 2013 Lascia un commento
Leopold “Leo” Patterson è un outsider, un fuorilegge figlio di fuorilegge. Borseggiatore dall’età di otto anni, è divenuto un ladro abilissimo, imparando dal padre alcune regole non scritte che servono a sopravvivere: “Io non lavoro con gente che usa le pallottole prima del cervello”. Dal padre ha imparato che ogni colpo va pianificato nei minimi particolari, a partire dalla via di fuga se le cose dovessero prendere una brutta piega. Quella che per lui è prudenza, altri la scambiano per vigliaccheria.
Cinque anni dopo l’ultimo colpo andato male, Leo se la cava con piccoli furti, quando viene pedinato e fermato da Seymour, un ex complice che ora se la fa con un poliziotto corrotto. Vogliono coinvolgerlo in un colpo. Non intendono accettare un no come risposta.
Crime story di impianto classico, fatta di poliziotti corrotti, amori senza scampo, torture fisiche e psicologiche, vite sprecate in cerca di una redenzione. Non c’è un grammo di glamour, il ritmo lascia senza respiro, l’estrema sgradevolezza dei nemici spinge irresistibilmente a immedesimarsi nel “codardo”.
18 maggio 2013 Lascia un commento
Dell’ultimo dei 75 romanzi su Maigret – finito a Epalinges, l’11 febbraio 1972 – possiedo un vecchio Oscar Mondadori, nella traduzione di Elena Cantini, pieno di refusi, reso prezioso dalla copertina di Ferénc Pinter.
Simenon comincia con una rinuncia: a tre anni dalla pensione, il commissario si sente proporre la nomina a capo della Polizia giudiziaria e decide di non accettarla. Non vuole chiudersi in un ufficio, preferisce le indagini, gli spazi aperti, il contatto con le persone, lo sforzo di coglierne l’essenza.
È il 21 marzo e “per una volta, la primavera era puntuale, l’aria era trasparente, il cielo azzurro pallido e le gemme già gonfie”. Ed ecco che gli si presenta una donna visibilmente infelice, ricca e alcolizzata, ripetutamente tradita dal marito, un famoso notaio. Nathalie si è spinta dal commissario perché trova inspiegabile il mancato ritorno a casa di Gérard, scomparso da più di un mese. Fra i coniugi non c’è amore, i tradimenti del notaio Sabin-Levesque sono noti a molti, ha una passione per le spogliarelliste, le entraîneuse dei locali notturni (ma sugli affari è coscienzioso e inappuntabile). Dopo appena tre mesi di vita comune, il notaio aveva ripreso la vita da scapolo. La moglie, unica erede, dice: “È un uomo soggetto a infatuazioni. Incontra una donna che gli piace e prova il bisogno di vivere con lei per qualche giorno. Finora, il suo capriccio più lungo, se così si può dire, è stato di due settimane”.
Maigret prova inquietudine davanti a Nathalie, la trova molto intelligente, le chiede se è mai stata felice e lei risponde: “Mai. Non so cosa significhi questa parola”. In seguito, osservandola con la consueta acutezza introspettiva, il commissario ne coglie l’ambiguità: “suscitava pietà ma era anche un po’ irritante”.
I poli di questa investigazione sono un uomo di successo – allegro, cordiale e generoso – sempre alla ricerca di evasioni sentimentali, e una donna ripiegata su se stessa – alcolizzata e priva di spinta vitale – incapace di alcun desiderio.
Inchiesta complicata, non ci sono prove che il notaio sia morto, potrebbe riapparire in qualunque momento, e il suo nome richiede un surplus di discrezione. Maigret si fa accompagnare da Lapointe in tre locali notturni (sa che avrà problemi con la nota-spese), e presto scopre che il notaio si faceva chiamare “signor Charles”. Si comportava con estrema gentilezza, era “pieno di attenzioni come un innamorato”, lasciava ricchi assegni alle ragazze a cui chiedeva compagnia.
18 maggio 2013 Lascia un commento
Mi ricordo la prova di coraggio che consisteva nel rubare fiammiferi, farne un mucchio e dargli fuoco tutti insieme.
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