Fiume Sand Creek, da Dee Brown a De André

Nel 1859, i minatori impegnati nella corsa all’oro costruiscono il villaggio chiamato Denver City su terre attribuite a Cheyennes e Arapaho col trattato di Fort Laramie del 1851. Presto nasce il 34esimo Stato, il Colorado. Un nuovo trattato viene firmato nel 1861, ma la guerra civile fa sì che i cacciatori pellerossa vengano spesso a contatto con le Giacche Blu. L’esercito guidato da Chivington ha il compito non dichiarato di uccidere i pellerossa. Ma entrando in contatto con Cheyennes e Arapaho, un militare come il maggiore Edward Wynkopp abbandona ogni pregiudizio e riconosce i valori morali di questo popolo. Che testardamente cerca la pace.

La guerra, invece, è sollecitata dai coloni che vogliono “evitare la leva del 1864 servendo in uniforme contro pochi indiani male armati piuttosto che contro i Confederati”. È questo che prepara il massacro del fiume Sand Creek alla fine del novembre 1864: vengono uccisi 105 donne e bambini e 28 uomini, i soldati si rendono colpevoli di disgustose atrocità (scotennamenti, mutilazioni sessuali) ai danni di persone indifese.

Storia delle idee del calcio, appunti da Sconcerti (2)

Appena nominato c.t. del Brasile, nel 1958, Vicente Feola introduce due novità rivoluzionarie: seleziona circa duecento calciatori, e li sottopone agli esami di uno staff medico (unica eccezione, Garrincha). Feola non inventa il 4-2-4, lo riprende dall’ebreo ungherese Bela Guttman: un centrocampista viene arretrato al centro della difesa, consentendo alla coppia dei terzini, Djalma e Nilton Santos, di attaccare con facilità.

Karl Rappan, svizzero, aveva già arretrato un centrocampista in difesa, Gipo Viani alla Salernitana lo arretra ulteriormente, libero, alle spalle di tre difensori. È il catenaccio, che porterà Viani, Alfredo Foni e Nereo Rocco ad affinarne la pratica, inventando “il calcio all’italiana”, perfezionato da Helenio Herrera. La Grande Inter gioca un 4-2-3-1, con Tagnin e Suarez dietro Jair, Mazzola e Corso, e un’unica vera punta, Milani. “L’Inter di Herrera è stata la squadra perfetta, la meglio equilibrata di tutta la storia del calcio”.

Suarez Picchi Facchetti Corso Guarneri

Il nostro difensivismo farebbe parte del carattere nazionale, sarebbe una specie di conferma dell’astuzia degli Orazi che sconfissero i Curiazi. Rimontando, in contropiede. “Se davvero il calcio esprime quello che un popolo è e sente in quel momento storico, è abbastanza naturale che nasca il difensivismo e si sviluppi da noi proprio il contro-gioco, il calcio sorpresa, che prende alle spalle, un gioco algido e semplice da cui inizia un’avventura tecnica universale”.

Esuberi nerazzurri, 10 uscite in 10 giorni

È antipatico farlo notare, Piero Ausilio ha fin qui fatto le nozze con i fichi secchi acquistando le prestazioni – con le formule più fantasiose e i pagamenti più dilatati – di una potenziale mezza squadra: Vidic, Dodò, M’Vila, Medel e Osvaldo.

Ma la rosa nerazzurra scoppia di presenze – il sito indica 30 nomi – la cui utilità può essere paragonata a quella di Mudingayi, la stagione scorsa. Belec, M’Baye, Campagnaro, Kuzmanovic, Obi, Silvestre, Schelotto, Botta, Guarìn, Alvarez. Quasi una squadra intera, e mancano solo dieci giorni alla chiusura del mercato.
Gli unici che possono portare soldi veri sono Guarìn e Alvarez, ma non pare ci sia la fila alla porta. Gli altri vanno ceduti per ridurre il monte-ingaggi e definire una rosa più equilibrata, numericamente e funzionalmente, visto che anche senza questi 10 ci sarebbero difficoltà a far giocare Carrizo e Berni, Andreolli e Donkor, D’Ambrosio e Khrin.
Fossi Mazzarri, eviterei di cedere Obi e Alvarez, ma sappiamo tutti che il mister vede il calcio con altri occhi.

Quanto ai nomi in entrata, non si fa che ripetere Biabiany e Rolando, e davvero non vedo quale senso abbiano. Servirebbero due brevilinei, un difensore e un attaccante rapidi, e spero che Ausilio ci faccia una sorpresa.

Ci mancava la ministra in topless. Tranquilli, non è quella di cui ho scritto fin troppo. Rimedierò con un silenzio stampa di almeno un mese

Batman, il film – 1989 – O’Neil, Ordway e Oliff

O’Neil ai testi, Ordway ai disegni (molto somiglianti), Oliff ai colori confezionano la versione ufficiale a fumetti del primo film di Tim Burton per Warner Bros (colonna sonora di Prince). La traduzione del fumetto venne curata dal compianto Enzo Baldoni per RCS, nel 1989.

Batman il film

Michael Keaton sbiadisce accanto a Jack “Joker” Nicholson e Kim Basinger, la fotografa Vicky Vale, alla ricerca di una foto da Pulitzer. C’è anche Jack Palance, indimenticabile vilain del cinema fra i Quaranta e i Sessanta (da Il cavaliere della valle solitaria a I professionisti): interpreta il boss del gangster che diverrà Joker (sfregiato prima di cadere nell’acido mentre cerca di sfuggire a Batman).

Nicholson gigioneggia da par suo e la sceneggiatura gli regala battute fulminanti: “Io faccio arte. Io sono al mondo il primo artista che si dedica totalmente all’omicidio”. A Vicky Vale, che gli chiede cosa vuole ottenere, risponde: “La mia faccia sul biglietto da un dollaro”.
Non manca un indigesto fattore dissonante rispetto alla continuity batmaniana, sintetizzabile nella frase melodrammatica che Joker indirizza alle sue vittime: “Mai danzato col demonio al pallido chiar di luna?”. Bruce Wayne non può dimenticare che è la stessa pronunciata vent’anni prima dall’assassino dei suoi genitori. Morale: “Io ho fatto te. Ma tu prima hai fatto me”.

960, mi ricordo

Mi ricordo i Bronzi di Riace, visti in un museo desolantemente vuoto, a parte la sala in cui erano appena stati esposti.

Vauro su Di Battista, le nostre guerre sono come il terrorismo

Ho pensato spesso al significato della parola “terrorismo”. Ci ho pensato quando ero in Afghanistan, in Iraq, in Palestina. Là dove si combattevano e si combattono le “Guerre al terrorismo”, quelle “giuste”, le nostre. Una sola risposta sono riuscito a darmi : Terrorismo è uccidere persone inermi ed innocenti. E là in quei luoghi di orrore erano vecchi, donne, bambini, tanti bambini quelli che vedevo dilaniati da missili, cluster bombs, ed altre armi ad “alta tecnologia”. Certo un bambino, una donna si possono uccidere anche con un semplice Kalashnikov, facendosi saltare con un giubbotto riempito di esplosivo o addirittura con un coltellaccio. Ma qual è allora la differenza tra “ guerra giusta” e terrorismo? Può essere determinata soltanto dal grado di sofisticatezza tecnologica delle armi con le quali si perpetrano massacri? Credo che sia demenziale il solo pensarlo. Non resta perciò che una conclusione. Guerra e terrorismo sono sinonimi. Le nostre “guerre giuste” sono state e sono azioni terroristiche. Afghanistan, Iraq, Libia, Gaza e potremmo continuare il macabro elenco, si sono trasformati in mattatoi anche e principalmente a causa di quelle guerre. E’ una realtà tremenda, sotto gli occhi di tutti, anche se i media tentano spesso di occultarla. Le guerre hanno portato il terrore. Il portato della guerra è il terrore ed il portato del terrore è la guerra. Davvero qualcuno può pensare che l’avvento dei feroci miliziani dell’IS non sia anche un derivato mostruoso dello stato di devastazione civile, sociale, economica, politica e morale nelle quali la guerra ha lasciato l’Iraq?

Ho letto con attenzione il pezzo di Di Battista. Non vi ho trovato alcuna “giustificazione “ delle atrocità del terrorismo. Tutt’altro. Mi sono parse le sue parole di semplice buon senso. Dialogo invece di armi. Dialogo anche quando pare impossibile. Contro di lui si è scatenata subito la baraonda truce e volgare del “Dagli al traditore” a quello che sta dalla parte dei “tagliagole”, dalla parte del nemico. Scandalo, vergogna. Anatemi scagliati da chi non si è mai scandalizzato e non si scandalizza, non si è mai vergognato e non si vergogna delle tante Abu Ghraib, di Guantanamo, delle bombe al fosforo e dei missili”intelligenti”, anzi trova per tutto ciò addirittura motivazioni “Umanitarie”. Ecco semplicemente io ritengo che siano questi ultimi e non i Di Battista a giustificare il terrorismo. Di più, ad esserne complici.

Vauro Senesi [Il Fatto Quotidiano, 20/08/2014]

Canzoni per l’isola deserta: due ripescaggi

prime posizioniChiudo il sondaggio sulle canzoni italiane e seguo il suggerimento di prevedere un’ulteriore votazione per alcune fra le più significative canzoni escluse.

Ne ho scelte 15 italiane e altrettante non italiane. Ne rimarranno 3 più 3, che riproporrò nelle due finali, con le prime 12 già selezionate.

Quanto ai risultati sulle italiane – 141 votanti – , mi stupiscono il quinto posto della Caselli e il decimo dei Nomadi, ma soprattutto le brucianti esclusioni di Jovanotti, Morandi, Modugno (siete imperdonabili), De André e Vasco.

Nemmeno a dirlo, è emersa l’ovvia conferma del profilo anagrafico di chi passa da qui. 

Quando impaginerò le due finali, devo ricordarmi di inserire l’anno di incisione delle canzoni. Mi sento molto Fabio Fazio…

Dalla Capannina, a grande richiesta

Dalla Capannina

La foto è questa, ripresa dall’Huffington Post.
So bene che fra noi ci sono ormai differenze antropologiche superiori a quelle politiche. Non mi ero certo permesso di suggerire come si deve divertire un ministro, semmai come dovrebbe apparire in una fase economicamente drammatica per milioni di italiani. Una questione di opportunità, o di buon gusto.

Ora, mi limito a ricopiare uno dei commenti pervenuti al tweet di ieri sera – in cui, proprio per non alzare polemiche, non citavo nemmeno il ministro in questione.

“Caro Rudi, ormai è arrivata al potere la generazione di ‘Stranamore'; e non mi riferisco né al libro né al film, ma alla trasmissione di Castagna. Questi non riescono a dire ‘Ti amo’, se non noleggiando un aereo con lo striscione, o a buttarsi, col piede legato ad una fune, da 50 metri per ‘provare un’emozione’ (sai che ‘adrenalina’… ). Insomma un misto di esibizionismo e voglia di dimostrare a se stessi di essere vivi”.

Neal Adams, Batman

La coppia formata da Neal Adams (disegni) e Dennis O’Neil (testi) è fra le 5-6 più significative fra le innumerevoli che hanno attraversato l’epopea del Cavaliere Oscuro. Nella raccolta di storie appena pubblicata da Il Sole 24 Ore – prima edizione fra il 1969 e il ’71 – Adams è sceneggiato anche da Frank Robbins, Bob Haney, Len Wein e Marv Wolfman.

All’ingenuità di certe trame, lontane quasi mezzo secolo, corrisponde una plasticità grafica che non teme confronti. La varietà delle inquadrature, il taglio delle singole tavole, la potenza delle fisionomie, l’esoticità delle ambientazioni, l’elasticità delle figure in combattimento, la varietà pop delle coloriture… Adams – all’epoca non ancora trentenne – esibisce qualità espressive che lo avvicinano a grandi maestri come Jack Kirby e Gene Colan. Il suo Batman è un muscoloso fascio di ombre, una guizzante forma grigio-blu sotto un gigantesco mantello che produce buio.

Neal Adams - Batman vs Man-Bat 1970

Sul numero 400 di Detective Comics, Robbins e Adams fanno comparire il tragico Man-Bat. Il professor Kirk Langstrom lavora presso il museo di storia naturale, dove effettua esperimenti segreti sui pipistrelli: vuole catturarne il sonar naturale e la capacità di muoversi al buio, ma l’estratto ghiandolare lo rende mostruoso. Vorrebbe sfuggire a questa “mutazione infernale”, e come primo atto aiuta Batman, il suo idolo, contro una banda di ladri. Ma il suo non è un travestimento e Batman non ne capisce subito il dramma… Presto è costretto a chiedersi se sarà un amico o un nemico. Mostruosità fisica e dolore della perdita: Man-Bat ha molto in comune con Lizard, il dottor Curt Connors apparso qualche anno prima (Amazing Spider-Man 6, 1963) sulle pagine dell’Uomo Ragno. Batman vorrebbe aiutare Langstrom, ma la mutazione procede inarrestabile e a Man-Bat spuntano le ali.
La successiva apparizione di Man-Bat – che interpreta come i tentativi di Batman di riportarlo alla forma umana come volontà di privarlo dei suoi poteri – vede Batman coinvolgere la fidanzata Francie, per convincerlo a ingerire l’antidoto. Non può sospettare che l’amore spingerà Francie a diventare una donna-pipistrello, e accettare di sposarlo, pur di stargli vicino…

959, mi ricordo

Mi ricordo i nonni, Ettore e Alceste, due contadini dai nomi mitologici.

Sarà lecito dubitare della furbizia di un ministro che sorride ai fotografi mentre sfoggia il decolleté alla Capannina di Forte dei Marmi?

Canzoni italiane per l’isola deserta, finora 129 votanti, agli estremi Guccini e (incredibilmente) Jovanotti, ma in testa c’è tanto equilibrio…

Will Hunting. Genio ribelle [Good Will Hunting], Gus Van Sant 1997 [tv61] – 7

Will Hunting b - 1997 - Gus Van Sant

Mi lasciò un’impressione più forte quando uscì nelle sale, e mi chiedo perché, visto che da allora Matt Damon e Ben Affleck hanno consolidato l’aura da star, e Robin Williams proprio per questo film ha vinto il suo unico Oscar. La risposta credo stia nella consapevolezza del lieto fine, la fuga verso la libertà, anzi la classica “seconda possibilità” che non si nega a nessuno, nemmeno a questo genio ventenne, rabbioso e sfuggente, e allo psicologo devastato dalla perdita della moglie.

La relazione che si costruisce fra Will e Sean (figura paterna che fa superare il trauma) ha momenti emozionanti, e non è meno intensa di quella con Chuckie, che spinge l’amico genio ad andarsene da South Boston. Meno riusciti mi sembrano la relazione amorosa con Skylar (Minnie Drive), appesantita dalle dinamiche ricco/povero, e il rifiuto adolescenziale di un potere gravato di responsabilità (l’opposto dell’Uomo Ragno). Ad aspirazioni mitologiche (La spada nella roccia) rimanda la scena in cui il ragazzo risolve il problema matematico a cui nessuno sapeva avvicinarsi.

Premier League, pura aristocrazia ereditaria: le partecipanti quante volte hanno vinto e quante hanno partecipato

Fu fondata il 27 maggio 1992, quando le 22 squadre della vecchia First Division, la massima serie del calcio inglese dal 1888, si dimisero in blocco dalla Football League. I maggiori club inglesi volevano contrattare singolarmente i propri diritti televisivi e le sponsorizzazioni. Dal 1995 le squadre vennero ridotte a 20.
Il business dei diritti televisivi ha scavato il solco fra Premier League e serie minori. Come spiega Pippo Russo in “Gol di rapina” (Clichy 2014), retrocedere dalla Premier League al Championship è un autentico disastro economico. Perciò è stato istituito un “paracadute” finanziario ai club retrocessi, la cui entità e durata continuano a crescere. È il punto di equilibrio trovato per mantenere il tradizionale meccanismo delle retrocessioni/promozioni, anziché aderire direttamente alle leghe “chiuse” dello sport professionistico nordamericano.

Il Manchester United è la squadra che se l’è aggiudicata più volte: 13. L’Arsenal ha vinto la Premier 3 volte e 5 volte è arrivato secondo. Il Chelsea ha vinto quattro edizioni, con tre secondi posti.
Tre squadre, dunque, si spartiscono 19 titoli su 22; a queste si aggiungono il Blackburn (1994-95) e il Manchester City (2011-12 e 2013-14). Il Liverpool, con i suoi 18 titoli ottenuti nella vecchia First Division, non ha mai vinto la Premier League.

7 squadre hanno preso parte a tutte le 23 edizioni della Premier League: Arsenal, Aston Villa, Chelsea, Everton, Liverpool, Manchester United e Tottenham Hotspur.
Seguono, Newcastle (21), West Ham (19), Blackburn e Manchester City (18), Southampton (16), Middlesbrough (14), Sunderland (14), Bolton e Fulham (13), Leeds (12), Coventry Leicester e West Bromwich (9). Scommettiamo che le prossime tre retrocesse fanno parte del fondo di questa classifica?

1914. Io mi rifiuto!, Paolo Cossi, Hazard 2014

Cossi copAutore e graphic novel li ho scoperti per caso in una mostra – “Il fronte di fronte”, nel centenario dello scoppio della Grande Guerra – allestita nel piccolo centro culturale di Zortea, frazione di Canal San Bovo (Trento). Sono 46 grandi tavole a colori, smaglianti, curatissime, fra l’acquarello e le chine. Comincia con un omaggio a Ernst Friedrich, anarchico antimilitarista, e al suo Anti-Kriegs-Museum, il Museo contro la guerra aperto a Berlino nel 1925, esponendo una notevole, durissima documentazione fotografica del massacro appena avvenuto. Distrutto dalle SA (Squadre d’Assalto) naziste nel 1933, il museo ha riaperto nel 1982 (Friedrich è morto in Francia nel ’67).

Cossi esprime un potente afflato umanistico, senza scadimenti retorici; la preoccupazione è quella del disperdersi della memoria, accelerata dal venir meno degli ultimi testimoni diretti; omaggi-citazioni sono dedicati a Guccini (Il caduto), Van de Sfroos (Sciur capitan) e forse al Boris Vian de Le deserteur. Leggi il resto dell’articolo

958, mi ricordo

Mi ricordo, su esplicita richiesta di mia madre, che i nomi delle nonne erano Adelaide e Armida.

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