La canzone italiana da votare: che aspettate?

Mancano all’appello metà dei votanti delle fasi eliminatorie, c’è tempo fino a venerdì.

A sei ore dalla fine del mercato

Il comportamento di Taider, rispedito a casa dagli inglesi e piazzato al Sassuolo, non mancherà di avere strascichi: se Osvaldo non farà una stagione straordinaria (diciamo, 15 gol e poche scalmane), non verrà riscattato, perché c’è una bella differenza fra “diritto” e “obbligo”, come sa bene anche il Valencia, che giustamente cerca di approfittare della situazione impossibile che l’Inter si è costruita con Guarìn.

Fin qui, nei fatti, Vidic è stato ingaggiato da svincolato, Medel e Dodò presi in via definitiva, mentre M’Vila e Osvaldo possono fare la fine di Rolando (il cui mancato ritorno non può certo imputarsi a Campagnaro).
In poche ore, con l’abilità che anche i nemici gli riconoscono, Galliani ha capovolto i giudizi sul mercato delle milanesi: Torres più Van Ginkel più Biabiany, significano ai miei occhi che il Milan farà più punti dell’Inter, a meno che queste sei ore non ci portino una bella sorpresa.
Ma non sarà Lavezzi, né Shaqiri, né Firmino, perché a certi tavoli chiedono soldi veri e non “pagherò”, e i nove gol agli sprovveduti islandesi forse hanno illuso Thohir (e molti tifosi), mentre la pochezza vista contro il Toro – al netto degli exploit di Doveri – rischia di far ripiombare l’Inter nel noioso girone dei pareggisti, con una squadra certo più equilibrata e sensata di quella dell’anno scorso, ma anche molto meno ricca di talento (Cambiasso, Milito, Rolando, Alvarez, Guarìn, Taider, Belfodil e Samuel hanno garantito 24 gol: senza dimenticare l’usura di Palacio).

Il giudizio su Piero Ausilio non può cambiare nelle ultime sei ore, ma senza un guizzo di grande classe già al primo settembre dovremo scordarci la Zona Champions. Tanto vale che la proprietà faccia il lavaggio del cervello a Mazzarri, e costui cominci a far giocare con continuità Bonazzoli e Puscas.

#padroniacasapropria: cosa c’è di sinistra nel cancellare regole e controlli? Solo #matteo poteva concretizzare il feroce incubo di Guzzanti

Quattro anni fa, l’appartamento (identico) al piano di sopra è stato ristrutturato. Ma il verbo ristrutturare è fuorviante. Per più di cento giorni, 9-10 ore al giorno, muratori, idraulici, falegnami, pavimentatori, posatori di parquet, elettricisti eccetera, hanno sventrato il vecchio appartamento, spostato muri e impianti sanitari, provocando danni alla facciata esterna, all’ascensore, alle scale, e portando alcuni coinquilini a un punto tale di esasperazione, da chiedere aiuto ripetutamente all’amministratore di condominio. Che allargava le braccia – la cosa che gli amministratori di condominio sanno fare meglio – rispondendo più o meno così: “Possono farlo”.

Da allora, ogni volta che mi trovo costretto in qualche riunione di condominio, ripropongo la domanda: cosa è lecito fare in un appartamento? da quei 100 metri quadrati, posso ricavarci un loft? un laboratorio petrolchimico? una pizzeria da asporto? un campo da bowling? c’è qualche limite alla fantasia megalomane del proprietario?
Altro caso personale: l’appartamento (identico) sopra quello di mia mamma è stato frazionato in due, raddoppiati gli ingressi, provocando allagamenti e danni all’ascensore. Mia mamma è stata bloccata in casa, non potendo più farseli a piedi, cinque piani di scale.

Domando: c’è un limite ai disagi che si possono arrecare ai vicini? si può ipotizzare il danno biologico, se un proprietario si mette in testa di trasformare un appartamento con lavori interminabili e ad alto impatto (rumore, polvere, o peggio)?
Da venerdì 29 agosto, grazie al governo #Matteo+Maurizio (Lupi), queste domande diventano oziose. In casa propria si può fare quel cazzo che ci pare (“ferme le volumetrie”, ci mancherebbe altro). Nella “Casa delle Libertà”, basta una semplice comunicazione al Comune, anziché l’autorizzazione edilizia. Che già consentiva di fare quasi tutto…

972, mi ricordo

Mi ricordo quando comprai la carta, i pannelli e i colori, assurdamente convinto di potermi esprimere con l’acquarello.

Il mio anno preferito: 2 – Harry Pearson e Olly Wicker

Harry Pearson tifa Boro, cioè Middlesbrough, la squadra che gioca all’Ayresome Park (Italia-Corea del 1966) e non ha mai vinto niente. Il tono del racconto è grottesco, l’autoironia riesce divertente. Vivendo a Londra, segue il Boro in trasferta. Cita Joseph Heller: “alcuni momenti della storia dell’umanità sono così importanti che sono in grado di ricordarseli anche quelli che non c’erano”.

Sceglie di narrare la stagione 1990-91, che pure si srotola senza grandi emozioni, e si chiude con un nulla di fatto. Però a Upton Park, casa del West Ham, “l’aria era gelida e si sentiva scricchiolare il ghiaccio. Fremevamo per l’attesa. Il campo brillava sotto i riflettori. È in momenti del genere che capisci davvero il motivo per cui vai allo stadio. Poi comincia la partita e rovina tutto”.

tifosi inglesi

Olly Wicker spasima per il Watford, la sua annata è la 1974-75, quando, undicenne, venne coinvolto come raccattapalle nelle partite interne degli Hornets. Il racconto è alternato con i titoli delle canzoni glam che amava (per esempio, Kung Fu Fighting di Carl Douglas, Status Quo, Bay City Rollers…). Il Watford giocava in Third Division, ma “se l’adorazione degli idoli fosse stata materia scolastica, il tempo e gli sforzi che le dedicavo mi sarebbero valsi, minimo minimo, un 10 e lode”.

Il racconto si chiude con un colpo di scena: il Watford retrocede, perdendo all’ultima giornata. Ma l’intensità dei ricordi fa sì che quella stagione sia rimasta quella a cui l’autore è più affezionato.

Vedi l’espulsione di Vidic e capisci che lui già tornerebbe in Premier e Thohir deve capire in fretta cos’è il calcio in Italia.

#padroniacasavostra è un’idiozia assoluta, lo scoprirete quando il vicino vorrà ricavarci un loft

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Starway to Heaven, Born to Run e, a sorpresa, Perfect Day: ecco le tre canzoni per l’isola deserta, selezionate da 148 votanti

canzoni

Batman. Guerra al crimine, Paul Dini e Alex Ross, 1999

Negli anni, l’eroe ha maturato forti convinzioni: “I danarosi abitanti di questo reame sono spesso dei tagliagole tanto quanto le loro controparti nelle strade”. Si chiede quale senso abbiano le sue azioni, per sé e per chi intende aiutare: “Ho sacrificato molto per poter agire come Batman. La mia ricchezza mi compra quella riservatezza necessaria a far sopravvivere entrambe le mie identità”. Frequenta il jet set per ottenere informazioni utili all’azione del suo alter ego.

Ross - War On CrimePattugliando un quartiere che si sta degradando, e sul quale sa di speculativi progetti urbanistici, Batman non riesce a impedire una rapina che si conclude con un duplice delitto. Resta un orfano, Marcus, un ragazzino nero che gli ricorda se stesso. Cattura l’assassino, “ma ho paura che questo avrà ben poca influenza su Marcus e sul suo futuro”.
Infatti. “Il crimine è una rete che ti intrappola e dalla quale pochi riescono davvero a liberarsi”. La seconda volta che incrocia Marcus, sta facendo il palo per una banda di ladri.

Nei durissimi allenamenti a cui si sottopone nella bat-caverna, Ross mostra il corpo di Bruce Wayne martoriato dalle cicatrici. Arriva a una nuova consapevolezza, che spiega il titolo della storia: “Come Batman, mi occupo molto più dei criminali che delle vittime. Forse è ora che inizi a cambiare le cose anche senza la maschera”.
La terza volta, Marcus gli punta una pistola. Qui, nello scioglimento della tensione drammatica, Dini e Ross sono intensamente cinematografici: senza parola, l’eroe e il ragazzo si fronteggiano, fino all’abbraccio catartico. “Non sono tanto le tragedie che definiscono quello che siamo, quanto le scelte che facciamo per affrontarle”.

Il mio anno preferito. Storie di calcio: 1 – Roddy Doyle

My Favourite Year contiene 13 racconti, pubblicati da scrittori anglosassoni nel 1993, una dozzina di anni prima dell’edizione italiana (Guanda), stimolata dalla fama di Hornby e dal successo del suo Febbre a 90°.

tifosi irlandesi

Roddy Doyle, in prima persona, racconta le cinque partite giocate dalla sua Irlanda a Italia 90. Le ha viste nello stesso pub di Dublino, il Bayside Inn. Si è trattato della migliore impresa mai compiuta dall’Irlanda ai Mondiali, avvenuta senza vincere una sola partita nei tempi regolamentari (tre pareggi nella prima fase).

Epica la vittoria ai rigori contro la Romania, agli Ottavi: “mia moglie, Belinda, aveva guardato la partita in centro. Prese un taxi per raggiungermi al Bayside e mi trovò sbronzo e in lacrime. Le corsi incontro e l’abbracciai. Tornammo a casa. Piansi di nuovo quando riguardai i rigori al telegiornale”.

Doyle aveva 32 anni. L’Irlanda finisce la sua corsa contro Schillaci, ai Quarti, a Roma, ma “fu uno dei momenti più belli della mia vita, ero felice di essere dublinese e felice di essere irlandese”.

971, mi ricordo

Mi ricordo quando abbiamo cominciato a compulsare le previsioni del tempo, venendone immancabilmente delusi.

Prima griglia con il pronostico del campionato

prima grigliaNon solo la chiusura del mercato, che pure può spostare molti equilibri.

Un pronostico sensato richiede di conoscere un po’ meglio gli organici di molte squadre, a partire dalle neopromosse, la cui debolezza mi pare evidente, ma di cui ignoro molte cose.

La griglia definitiva? Alla vigilia della seconda di campionato.

Comincia la Serie A: chi c’è, chi c’era, chi c’è sempre stato

Nuova Serie A presenzeSono 63 le squadre ad aver preso parte agli 83 campionati di Serie A a girone unico, disputati a partire dal 1929-30.

Fra le assenti, stavolta, il povero Bologna (68 volte), Bari e Vicenza (30), Triestina (26), Brescia (22), Livorno (18) e Catania (17).

Fra le presenti, solo una non ha mai cercato distrazioni altrove.

Quando l’Economist scriverà che l’Italia ha le pezze al culo, non oso immaginare la #nuovagagdiMatteo.

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Saranno arrivate all’orecchio di #Matteo le idee dello stirabistecche e delle case without resident?

Una settimana fa sull’Espresso, Michele Serra ha scritto uno dei suoi articoli magici, fantastici e terribilmente seri come certe pagine di Cavino o di Pennac. Il problema non sono i governi, sono i cittadini: Come è possibile che oppongano una così tenace resistenza all’attività virtuosa dei governi, rifiutandosi di spendere e consumare? Perché tanta insensibilità? Perché tanta ostilità? E quali sono i rimedi ancora praticabili?

Serra ridicolizza le vecchie ricette consumistiche, quelle su cui faceva leva la fallimentare soluzione 80 euro. Bisogna cambiare stile di vita, modello di sviluppo, non illudersi di poter ricominciare come prima della crisi. E forse anche Serra comincia a chiedersi se la fiducia data a #Matteo abbia ancora un senso…

La società dei consumi è impossibile da rivitalizzare, anche chi può spendere – diciamo i due terzi degli italiani – non saprebbe cosa comprare. Di qui la satira dello “stirabistecche”, oppure la lavatrice-freezer, che congela il bucato in un comodo blocco; non male anche il congegno che può dare forma gradevole a cotolette e petti di pollo.
Purtroppo fatica a ingranare l’offerta speciale “compra tre Maserati al prezzo di due”, mentre appare profetica l’ispirazione di costruire case e uffici edifici destinati fin dall’inizio a non essere mai abitati… Serra integrale QUI Leggi il resto dell’articolo

970, mi ricordo

Mi ricordo la pastosa salivazione indotta da un pecorino sardo di diciotto mesi.

Lavezzi, Shaqiri, Biabiany, Bonaventura, Firmino: chi mi piace e chi servirebbe di più

La cessione di Botta e quella di Alvarez (spero non vi siano sorprese) rende evidente che alla rosa nerazzurra servirebbe un’altra opzione offensiva. Non un titolare, perché Icardi, Osvaldo e Palacio si disputeranno le due maglie, ma un attaccante con caratteristiche diverse, in grado di garantire maggiore varietà tattica. Ho già fatto il nome che mi piacerebbe di più, ma è fuori dai radar nerazzurri: Adem Ljajic.

Bonaventura mi piace molto, ma una squadra che ha già Kovacic e Hernanes non vedo dove possa collocarlo. Bisognerebbe giocare con il 4-2-3-1, schema mouriniano assai distante dal calcio mazzarriano.
Firmino non lo conosco, ma se capisco bene non è attaccante da area. Biabiany lo conosciamo bene, invece, e anche se il suo terzo ennesimo rientro alla base non scalda il cuore, mi sembra incarnare l’operazione più sensata: un’alternativa a Jonathan, un contropiedista, uno che può stare in panchina senza mugugnare.
Ma se la scelta fosse fra Lavezzi e Shaqiri non avrei dubbi: meglio lo svizzero.

Lavezzi, alla sua età e venendo da una squadra ricchissima, aprirebbe un problema tattico quasi insolubile: tenere in panchina il maggior investimento o sacrificargli Palacio (Icardi e Osvaldo sono prime punte che giocheranno insieme solo per stato di necessità). Se qualcuno, poi, sogna “tridenti”, meglio si svegli: nessuna squadra di Mazzarri può giocare con un tridente più Kovacic e/o Hernanes.
Shaqiri, invece, può giocarsi la maglia proprio con Kovacic e Hernanes, è un calciatore offensivo di straordinaria modernità, e lo si è visto ai Mondiali. Ma che sia fortissimo lo sa anche Guardiola, temo resterà solo un sogno.

Aggiungo un’ultima considerazione: ci sono George Puscas (classe ’96) e Federico Bonazzoli (classe ’97) da mettere alla prova.
Fosse una scelta esplicita, non mi lamenterei nemmeno se all’uscita di Botta e Alvarez non corrisponderà alcun arrivo. Almeno fino a gennaio.

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