Questa politica è una camera a gas: sullo smog, continuiamo a farci prendere in giro

Poche cose, ormai, mi suscitano rabbia come i ministri, i sindaci e i governatori che parlano di soluzioni contro lo smog.
Sento ripetere “ricette” che si propinavano già trent’anni fa, e il cui fallimento è sotto gli occhi (il naso, la gola) di tutti.
Le ripetono con la faccia di circostanza, illudendoci di aver trovato il bandolo della matassa, quando è evidente che si vive alla giornata, sperando che piova.
Non troppo, perché sennò vengono le alluvioni.

Parlando dell’ara che respiriamo, chi ha governato l’Italia negli ultimi trent’anni si può dividere in tre categorie: i criminali, gli incapaci, e quelli in malafede.
Inserite voi dove volete quelli che, di volta in volta, ci propinano:
1. targhe alterne e/ o chiusura al traffico per 12-24 ore
2. abbassamento del riscaldamento di uno o due gradi
3. abbassamento dei limiti di velocità urbani
4. rottamazione dei veicoli più vecchi.
Queste 4 misure sono state appena riproposte da un ministro filonucleare e da governatori e sindaci al 90% Pd. Come se fosse la prima volta. Invece, è sempre andata così.
smog

Da quando se ne parla, le politiche di governo contro l’inquinamento atmosferico sono state fallimentari. Cercano di cavarsela con la furbizia: cosa vuol dire “sforare i limiti per sette giorni consecutivi”? Perché 7? Perché non 3? Perché non 6 su 7? E perché quei” limiti, e non altri molto più prudenziali? E dove le hanno collocate le centraline per misurare le polveri sottili?
Ci raccontano una quantità di balle con la faccia di circostanza, sempre sperando che piova (non troppo, vale ribadirlo).

I sindaci, poi, in quanto autorità di pubblica sicurezza e primi responsabili della salute pubblica, sono davvero indifendibili. Per quieto vivere, e con minime differenze di colore politico, hanno sempre ascoltato le lobby, i commercianti, evitando ogni misura che potesse colpire la libera circolazione delle automobili. Penso innanzitutto a Bologna, dove le classi dirigenti non hanno ancora avuto la decenza di applicare un referendum del 1984 (QUI).

Un tempo si diceva che l’Italia era a questo punto perché c’era la Fiat, e bastava attendere che la Fiat fosse pronta a costruire autobus per uscire dalla dipendenza dall’automobile. Invece, hanno continuato a costruire strade, a sversare asfalto e cemento nonostante la deindustrializzazione, mentre la Fiat preferiva andarsene dall’Italia, e la Volkswagen si arricchiva con una dozzina di milioni di auto difettose proprio sul piano degli scarichi. Ora, con una crisi economica di cui non si vede la fine e il petrolio in costante calo, chi mai investirà su sistemi di locomozione meno energivori e meno disastrosi dal punto di vista ambientale?

Del resto, i tg ci mostrano l’aria mefitica di Pechino, e le previsioni del tempo annunciano pioggia fra un paio di giorni. Rendiamo grazie al governo per “la nuova strategia contro l’inquinamento nelle grandi città”, e aspettiamo la task force che suona al nostro campanello per verificare che il riscaldamento sia stato abbassato di due gradi.

4 Responses to Questa politica è una camera a gas: sullo smog, continuiamo a farci prendere in giro

  1. arancioeblu says:

    Come direbbe Conte, “spiace” che una persona corretta come te non riporti i documenti nella loro interezza.
    La Società Italiana di Igiene ha stilato un dettagliato decalogo dai contenuti molto interessanti, prontamente pubblicato sulle pagine web delle ASL che hanno a cuore la nostra salute, Qui http://www.ausl.bologna.it/news/current/auslnews.2015-12-29.3719886245 trovi il testo integrale, che sintetizzo nei punti salienti:
    – niente jogging e bicicletta all’aperto (prevedo impennata di vendite di tapis roulant e cyclettes, si muove l’economia, ottimo!),
    – bambini, donne in gravidanza e anziani sono a rischio, quindi meglio stare a casa,
    – non fumare,
    – tenere le finestre chiuse ai piani bassi, le prese d’aria dei condizionatori lontano dal traffico e usare il ricircolo in auto,
    – abbassare il riscaldamento.
    – l’ultima voce recita “Migliorare la cultura ambientale e il proprio stile di vita. Al resto devono pensare le istituzioni”.

    Tutto molto coerente, come quando in estate con 40°C ci dicono di mangiare frutta, bere e stare in casa o nei centri commerciali, mentre gente come te si ostina a pranzare all’aperto, mangiando trippa e bevendo vin brulè.

    • Rudi says:

      Con un Decalogo così, “moriremo tutti” anche prima del necessario.

    • Cara signora, la Sua raffinata (e forse un poco rassegnata) ironia, mi trova concorde.
      Offrirei a tutti voi di venire qui in Toscana, sul mare, perché c’è minor inquinamento, ma sarebbe una soluzione solo temporanea: il riscaldamento globale, porterà l’innalzamento delle acque di circa 2 metri, quindi, a rigore di logica, Marina di Pisa, sarà sommersa.
      Forse, dovrei essere io a venire a Bologna o meglio ancora a Milano.
      Vivrei di meno e non avrei, in questo modo, il dolore di vedere sommergere dalle acque, la terra che amo.
      Mie personalissime soluzioni.
      100 miliardi di euro per il ripristino del territorio (gestito SOLO dallo STATO ITALIANO che impiega chi attualmente non ha lavoro, partendo dai giovani. I conti ed i costi, on-line accessibili a tutti e dettagliatissimi) –> i disastri ambientali ci costano circa 15 miliardi all’anno, ripariamo i danni ma non eliminiamo le cause.
      100 miliardi di euro (sotto forma di sgravi fiscali, e incentivi VERI, tipo mutui a tasso zero da ridare in 30 anni) per portare le case degli italiani in una accettabile “classe energetica” (fotovoltaico, pompe di calore, serramenti, caldaie, tetti ecc.) –> tutti lavori che senza incentivi non verrebbero fatti se non in misura minima.
      50 miliardi di euro per una scuola ed una ricerca seria ed all’altezza di un Paese come l’Italia.
      I soldi ci sarebbero.
      E’ la volontà politica che manca.
      Sono i miei tre desideri per il 2016.
      Buon anno a tutti.

  2. willerneroblu says:

    Per me truccano le colonnine per avere soldi pubblici!

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