Raccontare, resistere… Un anno fa moriva Luis Sepulveda

Il VecchioPatagoniaAtacamaLa Gabbianella

In una lunga conversazione con Bruno Arpaia, Sepúlveda affrontava i temi più appassionanti: la sinistra di ieri e di oggi; la sfida dei movimenti no global; l’orizzonte politico dell’impegno ambientale; la letteratura latinoamericana e cos’è stato per lui scrivere; in che forma si può raccontare la lotta, il carcere, l’esilio…

Da quali scrittori è stato più influenzato? Cortázar, Soriano ed Hemingway. Non mancano indicazioni più concrete sul suo modo di scrivere, sulle sue nevrosi (scrive solo a mano su fogli bianchi senza righe e su una scrivania ordinatissima), l’ultima revisione fatta al registratore, perché la forza delle parole va verificata con la voce.

“La scrittura aiuta ad accettare e a spiegare a noi stessi le situazioni dolorose che abbiamo vissuto, quelle che ci costa fatica rivivere. Quando pensavo a ciò che avevo provato in carcere, non mi veniva in mente solo il dolore fisico, ma anche e soprattutto le umiliazioni subite, il tentativo di farmi perdere la dignità di essere umano. Per anni ho pensato a come esprimere quell’esperienza, giungendo in un primo tempo alla conclusione che era impossibile. Poi, quando mi sono costretto a parlarne, perché era un tema ineludibile, mi è venuto in mente che l’unica maniera di farlo era adottando uno stile fondato su una grande brevità, nettezza e concisione”.

“Tutti i rivoluzionari latinoamericani degli anni Settanta erano generosi e ingenui, e noi cileni molto più degli altri. Ma lo dico quasi con soddisfazione. Quella generosità e quella ingenuità non ci fecero mai raggiungere il grado di paranoia militare dei Montoneros o dell’ERP argentini, non ci ammazzammo mai tra noi per stabilire quale fosse la linea più corretta. Al contrario, cercammo sempre di unire le forze, anche se non ci riuscimmo del tutto. Ciò che salva l’esperienza cilena rispetto a quella argentina è che noi non ci cannibalizzammo”.

“Se non si è convinti di stare usando le parole più belle del mondo… non si sta credendo in ciò che si scrive. Non si può fare nulla in letteratura se non si parte dalla premessa fondamentale che si scrive per sedurre il lettore”. Bachtin ha detto che “La correlazione tra letteratura e vita è come quella tra il vino e l’uva. L’uva è la vita e il vino è ciò che si ottiene dopo un lungo processo di pigiatura, spremitura, fermentazione”.

La sinistra occidentale soffre di pigrizia culturale, manca di conoscenza, la mancanza di immaginazione è il suo limite più grave; “la resistenza, oggi, deve essere guidata da un profondo rispetto nei confronti della pluralità: due idee sono meglio di una, tre idee sono meglio di due”.

Sepúlveda condivide quanto sostenne Galeano: “L’utopia è come l’orizzonte: cammino due passi, e si allontana di due passi. Cammino dieci passi, e si allontana di dieci passi. L’orizzonte è irraggiungibile. E allora a cosa serve l’utopia? A questo: serve per continuare a camminare”.

Arpaia gli sottopone questa valutazione: la sinistra insiste troppo sui diritti e dimentica i doveri, quelli che ogni individuo ha verso la comunità in cui vive. “Qualunque discorso politico che non si fondi anche sui doveri dell’uomo verso gli altri uomini e verso la natura in fondo è interno alla logica neoliberista”.

C’è l’appoggio a Greenpeace, la critica durissima verso l’ETA (definita nazionalsocialista e paragonata alla Lega di Bossi). Parla della Patagonia, della lingua spagnola (cita Saramago: “Parlare spagnolo è una forma di resistenza contro l’invasione dell’inglese. Significa ribadire che ci sono altri modi di nominare le cose e quindi di pensarle”), racconta dell’esilio (in Germania, ad Amburgo, tredici anni, poi quattro a Parigi) e gli è rimasta un’opinione migliore dei tedeschi rispetto ai francesi; “Quel modo tanto strano dei parigini di perdonarti perché non sei francese”.

Fra i ricordi, spicca quello di una passeggiata parigina in compagnia di Soriano: “Senza di lui, Parigi per me non aveva più alcun interesse. Evitavo perfino i caffè dove ero stato con lui. Il suo ricordo per me è molto forte, anzi, ho ancora una relazione con lui: non di tipo mistico, però lo sogno e mi dà spesso buoni consigli”.

Il romanzo ha attraversato varie crisi, le ha superate fagocitando la storia, la filosofia, la poesia, il giornalismo… rinascendo sempre nuovo. Se si sostiene che cinema, televisione e internet esprimano in modo più rapido ed efficace ciò che può dire il romanzo, è il caso di chiedersi, con Carlos Fuentes, “cosa può dire il romanzo che non possa essere detto in altro modo?”.

Cos’è “l’impegno” nella letteratura? “Questa preoccupazione per il mondo ti spinge in qualche modo a prendere partito, a schierarti, e questo schierarsi non lo chiamerei nemmeno «impegno»: in fondo, detesto questa parola perché è comoda, ha qualcosa che fa pensare a un vestito che indossi e togli a piacimento, come quando si è giovani e ci si impegna con una ragazzina, salvo poi impegnarsi con un’altra più carina che si è appena conosciuta. Preferisco parlare di «coinvolgimento». Lo scrittore, secondo me, deve essere coinvolto, deve stare dentro le cose, dentro la vita. Per questo non parlo mai in nome della letteratura o degli scrittori in generale, per questo parlo sempre e solo a mio nome. La responsabilità dello scrittore è personale come quella penale”.

In questa splendida conversazione, Sepúlveda dice di considerarsi coerente con il suo passato, senza sentirsene prigioniero. “La nostra generazione è segnata dai fallimenti. Eppure, si potrebbe dire che procede di sconfitta in sconfitta fino alla vittoria finale”.

5 Responses to Raccontare, resistere… Un anno fa moriva Luis Sepulveda

  1. Luigi Baragiola says:

    Su Rai5 hanno ri-proposto qualche giorno fa “Sepulveda , lo scrittore del Sud del Mondo” in cui
    Luis ri-propone uno dei suoi ritorni a Santiago del Cile nel 2011 e parla coi suoi Compagni di Lotta
    e della Guardia Personale del Presidente Salvador Allende Gossens (Sepulveda ne faceva parte). E’ più che propedeutico alla Sua Lettura.
    C’e’ anche su Raiplay.
    Un abbraccio a tutti da luigi.

    • Danilo Santoni says:

      Grazie della segnalazione

    • Paolo Sproviero says:

      Visto più volte

      • Luigi Baragiola says:

        Anch’io lo guardo sempre. Settimana scorsa l’ho preferito alla Champions.
        Vorrei ricordare una frase che mai nessuno cancello’, malgrado fossero gli anni “delle spranghe”, su un muro di fronte alla stazione di Cabiate (CO) : “Allende il tuo sangue è nella nostra mente”.
        Avevo 9 anni ma me la ricordo bene.

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